27 dic 2011

Scientology - Lettera aperta del Prof. James R. Lewis

Il Prof. James R. Lewis è uno dei più quotati studiosi di Nuovi Movimenti Religiosi. In gennaio 2011 ha pubblicato una "Lettera aperta a scientologist, ex scientologist e critici della Chiesa di Scientology" (qui in italiano, qui l'originale) che contiene delle riflessioni decisamente interessanti. Particolarmente intriganti sono a mio avviso i suoi studi comparativi su ex membri deprogrammati e su ex non deprogrammati.

La deprogrammazione era una pratica utilizzata dagli "antisette" negli anni '70/'80 che consisteva sostanzialmente nel rapire l'adepto "da salvare" e sottoporlo contro la sua volontà a un bombardamento di informazioni negative sul gruppo. Talvolta qualche sberla en passant, giusto nei casi più riottosi. (Interessante a tal proposito il film "Holy Smoke" di Jane Campion, che affronta deprogrammazione e "exit counselling", con una Kate Winslet più che mai raffaellesca.)

Il presupposto era che l'unico motivo per cui una persona aderisce a un gruppo controverso sarebbe la "programmazione", in pratica il plagio. Era perciò considerato legittimo "deprogrammarla" (de-plagiarla), costi quel che costi. Una sorta di scientologico "maggior bene sul maggior numero di dinamiche".

Questa pratica sollevò forti controversie e fu abbandonata, sostituita dal più soft "exit counselling" proposto, tra gli altri, da Steven Hassan e Margaret T. Singer. Il membro non veniva più rapito e tenuto prigioniero come nella deprogrammazione (Ted Patrick, uno dei deprogrammatori più noti, fu anche condannato per sequestro di persona), ma attirato con l'inganno a un incontro familiare, dove un team di counselor lo sommerge di informazioni negative sul gruppo e sulla sua affiliazione. In questa seconda modalità la coercizione è minore; rimane comunque una forte e indebita pressione psicologica.

Dieci anni fa questa soluzione mi sembrava moralmente giustificata e percorribile poi, confrontandomi con decine (se non centinaia) di ex (e non ex), partecipando a convegni accademici e, soprattutto, proseguendo gli studi sull'argomento, sono giunta alla conclusione che deprogrammazione ed "exit counselling" si basano sulla stessa premessa che le rende entrambe inaccettabili: la tesi che la conversione sarebbe unicamente frutto del "plagio".

Deprogrammazione ed "exit counselling" partono cioè dal medesimo presupposto, secondo cui l'unico motivo plausibile per l'affiliazione a un gruppo che propugna "idee tanto assurde" (cioè inviso alla famiglia o criticato dai media) sia la totale manipolazione della volontà dell'affiliato. Nell'ambiente "antisette" questo "unico motivo" viene considerato un dato acquisito. Alcuni esempi:

- l'intervista radiofonica di Maurizio Alessandrini (FAVIS);

- il materiale presentato alle conferenze organizzate dagli "antisette" italiani (qui un esempio emblematico);

- il "contenuto occulto" del libro "Occulto Italia" di Pitrelli e Del Vecchio;

- le trasmissioni televisive (es. Storie Vere) di taglio scandalistico o gli articoli a stampa recentemente usciti in tema di "sette";

- i documenti presentati dagli "antisette" alla Commissione Giustizia del Senato per la reintroduzione del reato di plagio.

Il materiale sopra citato evidenzia con chiarezza che questa corrente di pensiero non contempla altre alternative al fenomeno di conversione a certi sistemi di credenze: i Nuovi Movimenti Religiosi invariabilmente "plagiano", per cui dateci la possibilità di "splagiarli" e di punire adeguatamente i cattivi "plagiatori".

Nessuno nega che certe forme di manipolazione siano presenti anche nei NMR, così come lo sono in tutti gli aggregati sociali, quelli "antisette" compresi. Una conferma ce la offrono proprio gli studi di Lewis, il quale riscontrò una particolare animosità e mancanza di obiettività negli ex membri deprogrammati rispetto a coloro che hanno lasciato autonomamente il gruppo.

Se applichiamo al panorama italiano il raffronto fatto da Lewis, confrontando gli ex membri risocializzati da gruppi "antisette" (o loro rappresentanti) ed ex membri non risocializzati, il risultato appare simile. Naturalmente è un'opinione che non si basa su riscontri scientifici, solo sulla mia esperienza e sul mio personale sentire, che potrebbe essere sbagliato e deformato da pregiudizio. Occorrerebbero studi scientifici che non so se siano mai stati condotti. Cercherò di informarmi. Tuttavia, dopo aver parlato con tanti ex membri, dopo quasi 15 anni di lettura di newsgroup e forum dedicati all'argomento (sia nazionali che stranieri) ecc., il mio sentire è che esista una marcata differenza di valutazione/lettura dell'esperienza vissuta, tra chi è stato risocializzato in ambiente "antisette" rispetto a chi non lo è stato.

Di particolare interesse, sotto questo aspetto, è il recente fenomeno del cosiddetto "movimento Scientology indipendente", consistente nell’abbandono della struttura “chiesa” ma non della filosofia spirituale e delle pratiche di “Scientology”, che dal 2009 ha portato un consistente numero di fedeli ad abbandonare la Chiesa di Scientology; anche in Italia. Il contenuto dei relativi blog evidenzia con forza quanto sia determinante, alla fine, l'ambiente di risocializzazione.

Proviamo a chiederci quanti ex scientologist, che oggi sono attivi su free.it.religioni.scientology e rigettano in toto l'impianto fideistico di Scientology, sarebbero invece nel movimento indipendente - ostile verso la chiesa ma devoto ai testi hubbardiani - se quegli spazi fossero esistiti anche prima. È una considerazione che si basa su un dato interessante: da quando gli "indipendenti" italiani hanno aperto i loro blog, su free.it.religioni.scientology non è arrivato nessun nuovo utente. Potrebbe trattarsi di una semplice coincidenza, oppure dell'evoluzione nella fruizione del web, ma sembrano entrambe spiegazioni poco convincenti.

L'elemento "indipendente" (al di là delle sterili polemiche su chi alza le mani di più o di meno) ci deve far riflettere sull'ipotesi "plagiaria" di Scientology. È chiaro che gli indipendenti ritengono di aver ottenuto grandi benefici dall'impianto fideistico/filosofico che hanno abbracciato, una dottrina a cui vogliono restare fedeli, ma si collocano fuori dalla struttura burocratica "Chiesa di Scientology" che non ritengono più fedele alla dottrina. Nessun "plagio" quindi per l'adesione alla dottrina di Hubbard, ma scelta consapevole e basata sull'esperienza.

Insomma, alla fine direi che l'elemento chiave, la lente attraverso cui leggere la propria esperienza del passato, resta la struttura risocializzativa: se c'è o se non c'è, e in che direzione punta. E su questo sarebbe veramente opportuno riflettere in modo serio.

Per tornare al volume (a cura) di James R. Lewis, "Scientology", per chi è primariamente interessato all'accademia è senz'altro un'opera senza precedenti che non può mancare nella biblioteca personale. Siccome però non costa poco, chi stesse pensando all'acquisto sappia che sono 400 pagine (più appendici e bibliografia, per un totale di 445 pagg.) fitte di analisi socio-storico-antropologica, scritte in inglese accademico, di non facile lettura per chi non ha qualche nozione sulle teorie fondamentali delle scienze sociali e di storia delle religioni.

Per avere l'idea di dove si va a parare, questo è l'indice:

- Introductory Essays (Birth of a Religion; The Cultural Context of Scientology; Researching Scientology: Perceptions, Premises, Promises and Problematics);

- Theoretical and Quantitative Approaches (Making Sense of Scientology: Prophetic, Contractual Religion; Scientology and Self-Narrativity: Theology and Soteriology as Resource and Strategy; The Growth of Scientology and the Stark Model of Religious "Success"),

- Community and Practices (Community in Scientology and among Scientologists; How Should We Regard the Religious Ceremonies of the Church of Scientology?; The Development and Reality of Auditing);

- Sources and Comparative Approaches (Scientology as Technological Buddhism; Scientology: a "New Age" Religion?; Scientology: "Modern Religion" or "Religion of Modernity"?);

- Controversy (The Nature of the New Religious Movements-Anticult "Culture War" in Microcosm: The Church of Scientology versus the Cult Awarness Network; Scientology in Court: A Look at Some Major Cases from Various Nations; The Church of Scientology in France: Legal and Activist Counterattacks in the "War on Sects");

- International Missions (Scientology Mission International (SMI): An Immutable Model of Technological Missionary Activity; The Church of Scientology in Sweden; Scientology Down Under);

Dimensions of Scientology ("His Name was Xenu: He used renegades...": Aspects of Scientology Founding Myth; Celebrity, the Popular Media and Scientology: Making Familiar the Unfamiliar; Sources for the Study of Scientology: Presentations and Reflections);

Appendix.


03 dic 2011

Eliana e Roberto: uno spettacolo penoso

Il 23 novembre, Eliana A. pubblica sull'Indipendologo la sua "dichiarazione di indipendenza".

Eliana è scientologist da quasi 25 anni. È una OT 7 public, cioè si è pagata tutto il percorso fino al penultimo livello di illuminazione spirituale della Chiesa di Scientology (qualche centinaio di migliaia di euro).

È stata membro della Sea Org sulla Freewinds, cioè esponente dell'ordine religioso di Scientology a bordo della nave sacra del movimento.

Come tale, era auditor di Classe IX (il massimo è Classe XII) vale a dire una consulente spirituale autorizzata ad assistere i fedeli che hanno raggiunto (e profumatamente pagato) i massimi livelli di illuminazione spirituale offerti dalla chiesa.

Il 23 novembre 2011 Eliana decide di spiegare pubblicamente perché non si sente più di appartenere a un movimento religioso che l'ha profondamente delusa. Non per il messaggio spirituale che esso propugna - a cui Eliana ancora crede fermamente - ma per il trattamento che la struttura burocratica "Chiesa di Scientology" riserva ai suoi adepti. Soprattutto ai suoi fedeli che pagano somme ingenti e spesso si indebitano per poter beneficiare di quegli insegnamenti/procedimenti. (Si veda a questo proposito la recente, monumentale inchiesta del St. Petersburg Times.)

Il post di Eliana e i commenti dei colleghi "indipendenti" (ossia seguaci della dottrina hubbardiana ma distaccati dalla chiesa ufficiale) fanno riferimento unicamente alla sua esperienza con la Chiesa di Scientology. Nessun accenno alla famiglia o a questioni private. La storia di Eliana è molto interessante e merita di essere letta.

A distanza di tre giorni, il blog Etica e Verità, un'operazione anonima che pare essere diretta emanazione dell'Ufficio degli Affari Speciali [OSA] della Chiesa di Scientology, comincia l'opera di demonizzazione di Eliana.

Un'opera di distruzione della sua persona e credibilità portata avanti non da un anonimo qualsiasi (pratica a cui Etica e Verità ci ha abituati, in nome dei suoi scientologici concetti di "etica" e di "verità"), ma dal fratello stesso di Eliana, Roberto A., OT 8, che afferma di amare tanto sua sorella ("una persona a cui voglio un bene dell’anima").

Vale la pena spendere due parole su questo Roberto A., poiché è la persona che nel 2009 mi segnalò al garante della privacy perché quasi quattro anni prima avevo pubblicato su Allarme Scientology un articolo in cui la mia intervistata citava Enza G., zia di Roberto A., avvocata torinese di fama, a sua volta OT 8.

Come ben sappiamo, Scientology promette che a OT 8 il thetan agisce senza i limiti imposti dal corpo fisico. Zia Enza però, morì di tumore. Un evento che colpì in modo traumatico la mia intervistata, che cominciò a porsi domande sul percorso spirituale intrapreso.

Ma queste cose in Italia non si devono dire, perché violano la privacy di una OTVIII di Scientology, la quale "scelse di sua volontà" di morire di tumore quasi 20 anni fa. Così Roberto A. mi segnalò al garante della privacy il quale, visto che avevo scritto nome puntato e cognome per esteso invece del contrario (nome per esteso e cognome puntato), emise una sentenza a mio sfavore (senza sanzioni... almeno quello) e la pubblicò sul suo sito facendo il mio nome, cognome e indirizzo (alla faccia della privacy).

Quella sentenza fu talmente inconsistente che nemmeno chi l'aveva istigata (penso infatti che Roberto A. si fosse soltanto prestato - ieri come oggi - agli scopi di qualcun altro) l'ha mai citata. È stata invece pubblicizzata da due "antisette":
- Gianni Leone di mondoraro.org (qualcuno sa che fine ha fatto? Un paio di anni fa sembrava divenuto il nuovo eroe della SAS - Setta Anti Sette - ma è sparito nel nulla da cui era venuto);
- Lorita Tinelli del CeSAP, il mediatico centro studi abusi psicologici di Noci, minuscolo comune agricolo perso tra i trulli delle Murge meridionali.

Torniamo a Roberto, OT 8 di Scientology, quel livello che dovrebbe trasformare in semi-dei i pochi fortunati che possono permettersi di spendere cifre esorbitanti per raggiungerlo.

Questo esemplare di massima illuminazione scientologica e paladino della privacy, fa pubblicamente pelo e contropelo alla sorella, mentre si dichiara a lei legatissimo ("Io ed Eliana siamo sempre stati molto uniti e ci siamo dati grande aiuto e supporto a vicenda").

A suo dire, "quei bastardi degli Indipendenti l’hanno portata via!" e grida il suo inconsolabile dolore: "Mia sorella ha disconnesso da me!!! Cari Indipendenti vergognatevi".

Quando l'ho letto non riuscivo a credere ai miei occhi, pensavo fosse un'allucinazione. Invece l'illuminato Roberto ha scritto proprio quelle cose: la quarantacinquenne sorella Eliana non aveva abbandonato la Chiesa di Scientology e non si era unita agli Indipendenti per una sua scelta ragionata e autodeterminata (lei che è una OT 7). No, Eliana era stata "portata via" da quei "bastardi degli Indipendenti".

Proprio come tanti parenti preoccupati accusano quella "bastarda" di Scientology di "portare via" i propri cari.

Scopriamo che Roberto è esterrefatto dalla decisione della sorella di disconnettere da lui. Eliana ha cambiato numeri di telefono e non risponde alle mail del fratello. Evidentemente, consapevole del "maneggiamento" a cui verrebbe sottoposta dagli emissari della sua chiesa (in primis, il fratello), Eliana ha deciso di preservare la sua privacy (tanto cara a Roberto) e la sua tranquillità.

Quello che stupisce è che proprio Scientology rivendica a gran voce il diritto a disconnettere. I portavoce della chiesa dicono che ogni decisione in questo senso presa dai suoi fedeli nei confronti dei propri familiari è del tutto autonoma. Evidentemente, anche questa - come tante altre affermazioni e rivendicazioni di diritti invocati dalla Chiesa di Scientology - vale solo a senso unico.

Senz'altro notevole è l'appello dell'OT 8 Roberto, che scrive:
Cari Indipendenti vergognatevi per ciò che avete fatto, per aver rovinato una famiglia [...] mia sorella è stata abbindolata [...] Eliana spero che un giorno tu rinsavisca e ti renda conto del male che stai cagionando a me e alla mia famiglia. A voi squirrel di m... [...] auspico solo che prima o poi realizziate in che razza di girone dell’infermo vi siete cacciati.
Mi pare di leggere gli angosciati appelli dei parenti, convinti che il proprio familiare sia stato abbindolato, drogato o ipnotizzato da "quei bastardi" di Scientology fino ad annullarne la volontà (e rovinando una famiglia). Perché vale la pena ricordare che la Chiesa di Scientology nega che esista la possibilità di manipolare l'altrui volontà senza l'uso di droghe, violenze o ipnosi. Le implicazioni sottese alle affermazioni di Roberto sono evidenti.

Non pago, il paladino della privacy Roberto A., OT 8 di Scientology, il 28 novembre rincara la dose.

Non so a quali "nefandezze" l'uomo si riferisca. La dichiarazione di Eliana e i commenti che seguono non accennano minimamente a questioni private. Lo fa invece Roberto, l'OT 8 di Scientology e paladino della privacy (della zia defunta, ma evidentemente non della sorella in vita).

Bene, anzi, male perché si tratta di uno spettacolo penoso.

Penoso per il conflitto creatosi tra fratelli, che sicuramente si vogliono bene e che Scientology - da una parte o dall'altra - ha messo uno contro l'altro.

Penoso perché questi due fratelli (rispettivamente OT 7 e OT 8) dovrebbero essere - in base alle costosissime promesse di Scientology - dei "grandi esseri" (secondo Hubbard, uno scientologist sta a una persona normale, come una persona normale sta a un caso da manicomio). Invece ci appaiono come due poveracci presi (e magari sfruttati, usati) in un gioco più grande di loro, che non sanno gestire.

Penoso perché il "fratello ortodosso", quello superiore come "grado spirituale", getta fango sulla sorella, colpevole di avere un'opinione diversa dalla sua, ossia di "pensare con la propria testa", esortazione che Hubbard ripete costantemente nei suoi testi.

Grande solidarietà umana a entrambi. Sono convinta che entrambi stiano soffrendo e non poco. Viene però da chiedere: Roberto, tu che sei OT 8 e quindi un essere che come abilità ed etica è infinitamente superiore a noi comuni mortali e inoltre sei uno strenuo paladino della privacy, perché cerchi di sputtanare pubblicamente tua sorella, che dici di amare tanto?

Le questioni di famiglia sono private e in privato vanno risolte, rispettando la dignità delle persone e i tempi di decantazione necessari, cioè - come dite in Scientology, "concedendo beingness".

E ancora, perché coinvolgi anche tua figlia in questa indecorosa diatriba? Voi scientologist vi ritenete le persone di gran lunga più etiche sul pianeta, perché proprio tu che sei OT 8 ti presti a questo scempio?

È difficile restare indifferente a questo tentativo di massacro. Qui abbiamo due persone, fratello e sorella, che incarnano il massimo livello di consapevolezza spirituale offerto da Scientology. Lei si limita a informare la platea della sua decisione, della sua presa di distanza dalla struttura ufficiale della chiesa, lui risponde con delle nefandezze. Uno spettacolo penoso. Uno spettacolo che ci mostra cosa si ottiene con l'applicazione dei precetti del fondatore di Scientology.

Sorge una facile ironia: perché un OT 8 di Scientology, causa sul MEST, dotato di poteri straordinari tra cui la telepatia [1], deve dipendere dal telefono e dalla e-mail per comunicare con sua sorella pure lei Thetan Operante? Eppure Scientology sostiene che gli OT sono in grado di comunicare telepaticamente con vivi, morti, moribondi e persino feti, come attestano anche le Storie di successo OT pubblicate dalle riviste interne. Ma alla fine scopriamo che anche gli OT devono ricorrere a una penosissima "radio serva" via web.


Note:

[1] In Storia dell'Uomo Hubbard scrive: "I thetan comunicano mediante telepatia. Possono spostare oggetti materiali dirigendo un flusso di energia su di essi. Possono viaggiare a velocità molto elevate. Non sono vincolati da atmosfere o temperature."


02 dic 2011

RAI TV - Storie Vere: Sette e Santoni

Nella rubrica "Storie Vere" di Uno Mattina, rotocalco di Rai Uno, si è parlato di sette e di plagio.

Presenti in studio due vittime di "sette", Don Aldo Bonaiuto (il prete "antisette" e referente della polizia di Stato) e la psicologa Raffaella Di Marzio, studiosa di levatura internazionale di Nuovi Movimenti Religiosi e rappresentante della SIPR, Società Italiana di Psicologia della Religione.

Vi trasmetto alcune riflessioni che ho buttato giù mentre assistevo al programma.

Apertura con i racconti di tre persone che si sono presentate come delle vittime di setta:

- Intervista registrata a Maria Pia Gardini che ha ripercorso la sua visione di Scientology. L'essere giunta ai massimi livelli di Scientology, l'aver audito Travolta, l'averci speso 1.840.000 dollari, ecc. Eventi che già ben conosciamo. Gardini ci informa che lei, ora, combatte Scientology con ogni sua residua forza e ha anche "tirato fuori" 52 persone.

- Una donna mascherata che racconta di un gruppo di preghiera presumibilmente cattolico in cui, ragazzina 12enne, l'aveva portata la madre, nel totale disinteresse del padre. Alla fine la giovane divenne oggetto sessuale del leader, dando anche alla luce dei bambini;

- Una ex appartenente al gruppo R.E. Maia, di Danilo Speranza, "guru" in custodia cautelare da oltre un anno e mezzo e in attesa di processo.

Dopo questa immersione nelle storie dell'orrore e dopo aver riscaldato l'emotività dei presenti e dei telespettatori a casa, si arriva ora al dibattito in studio. I conduttori dicono che da più parti si chiede una legge sul plagio per cercare di contrastare esperienze come quelle riportate. Poi si chiede alla Di Marzio: "Lei non è d'accordo, perché?" (Sorpresa! come si fa a non essere d'accordo dopo quel che abbiamo visto?)

Di Marzio spiega perché una legge di questo tipo non risolverebbe affatto il problema e rischierebbe di criminalizzare gruppi interi e quindi degli innocenti. I singoli reati vanno puniti, ma bisogna smetterla di parlare di sette contrapposte alle religioni, quasi esistesse una demarcazione netta.

L'affiliazione spiritual/religiosa, perché è di questo che si sta parlando, ha lati positivi e lati negativi. Quelli che abbiamo sentito sono i lati negativi che purtroppo esistono, ma esistono anche quelli positivi di cui non si parla.

In Italia, dice la Di Marzio, non esiste un allarme sociale delle sette. Il pubblico in sala, dopo ciò che gli è stato fatto vedere, protesta. Di Marzio spiega che esiste sicuramente un fenomeno ed esistono le sue problematicità, ma che l'allarme sociale è un'altra cosa. È allarme sociale la mafia, l'usura, la droga, ma non le sette [1].

Inoltre, c'è il grosso problema insito nella surrettizia distinzione tra setta e religione. Al centro di ascolto della Di Marzio telefonano infatti persone che hanno problemi con sacerdoti cattolici e con gruppi cattolici. Allora, come distinguere una religione rispettabile da una setta pericolosa?

Infine, i numeri dati sulla quantità di sette presenti in Italia. Si è tornati alle famose 600 sette, che come abbiamo visto in un post precedente non sono affatto "sette" ma religioni minoritarie. Questi numeri contribuiscono a creare allarmismo, e l'allarmismo è prodromo di invocazione di leggi speciali di cui non abbiamo bisogno.

L'intervistatore allora chiede a Bonaiuto (spesso inquadrato mentre sorride sarcastico e con aria di superiorità alle parole della studiosa) quante sette ci sono in Italia, visto che il prete ci ha anche appena scritto un libro.

Nel libro Bonaiuto parla addirittura di 8.000 sette, ma in trasmissione si astiene dal "dare i numeri" e dice che non si può sapere quante sono le sette, perché tantissime sono "occulte".

Considerazione personale: se sono occulte, come facciamo a sapere che esistono? Come possiamo contarle? Come verificare la sua affermazione?

Il prete cattolico Bonaiuto continua a parlare di "pseudo-religioni". Le sette, a suo dire, sono delle "pseudo-religioni" perché ingannano, truffano, riducono in schiavitù psicologica i propri membri.

Considerazione personale: la storia della chiesa cattolica ce la siamo dimenticata? I suoi preti pedofili, coperti per decenni dal Vaticano? E i gruppi come i Legionari di Cristo, ufficialmente riconosciuti, ma costantemente nell'occhio del ciclone?

La Di Marzio cerca di spiegare il suo pensiero, ma viene aggredita verbalmente da alcuni tra il pubblico. La accusano di difendere dei criminali e uno dice che non andrebbe mai da lei a farsi aiutare per un problema di sette. Le voci si accavallano, è una fase concitata.

Sentendo quelle cose e guardando le facce infervorate di chi le urlava contro, mi è venuto il malevolo sospetto che il prete si fosse portato la claque. Un pubblico neutro non interviene di sua sponte con tale animosità contro una studiosa che sta cercando di esporre la sua opinione e, soprattutto, le conclusioni della scienza.

L'emotività creata ad arte in studio è altissima e questo mi pare un dato interessante. Ci fa capire alcune cose, tra cui:

a) personaggi emotivamente molto carichi come Bonaiuto (che tira in ballo anche il demonio) riescono ad arringare la folla, mentre il freddo uso della ragione della Di Marzio sembra fare poca breccia nei presenti;

b) il linguaggio della ragione non è solo emotivamente freddo, ma richiede spiegazioni lunghe e articolate, mentre il linguaggio dell'emotività (o della "pancia", contrapposta alla "testa") può limitarsi a brevi slogan e frasi fatte. I cosiddetti clichè blocca-pensiero.

Questo dimostra, ancora una volta, che più che sulle presunte "sette plagiatrici" bisognerebbe riflettere sulle (molte) persone che reagiscono su base puramente emotiva, proprio come coloro che finiscono "vittime" di certi gruppi detti "sette" [2].

Anche Bonaiuto tende a presentarsi come vittima di soprusi e non so che altro. Soprusi derivanti dal solo fatto che lui e "altre associazioni aiutano le vittime delle sette" e le "accolgono" (ha usato più volte questo termine, reminiscente di calore umano e comprensione).

In due occasioni, Bonaiuto si è pretescamente rivolto quasi implorante alla Di Marzio chiedendole di trovare una strada per poter collaborare "per il bene delle vittime". Un invito sorprendente inopportuno dal momento che la Di Marzio è vittima di una "setta", la setta degli antisette, ben rappresentata in trasmissione proprio da Bonaiuto. Infatti l'ecumenico Bonaiuto dovrebbe sapere che:

- la Di Marzio fu messa nelle condizioni di andarsene dal GRIS (già Gruppo Ricerca e Informazione sulle Sette, ora Gruppo di Ricerca e Informazione Socio Religiosa, riconosciuto dalla CEI) perché la sua linea di pensiero non accettava quella intransigente e fondamentalista dei colleghi preti di Bonaiuto, che vedono Satana in ogni gruppo e forniscono "aiuto alle vittime" con il fine di riportarle in seno di Santa Madre Chiesa (altrimenti non ne vale la pena);

- quando la Di Marzio cominciò a collaborare con il CESNUR fu ostracizzata e diffamata dalle "associazioni antisette" che Bonaiuto rappresentava in trasmissione. Per alcuni anni ho frequentato l'ambiente e conosco la corrente continua di pettegolezzi e maldicenze contro la studiosa romana; quando le espressi pubblicamente la mia solidarietà per gli eventi del 2008, fui accusata di essere "sua amica" e a mia volta ostracizzata e diffamata;

- il prete Bonaiuto sa che la Di Marzio è stata ingiustamente inquisita dalla procura di Bari per avere osato cantare fuori dal coro delle "associazioni antisette" (cioè la "setta antisette") e che quell'abnorme procedimento - archiviato su richiesta del PM per insussistenza di notizia di reato - fu istigato da personaggi afferenti proprio a quel mondo antisette che lui rappresentava in trasmissione.

Ascoltando la trasmissione, mi è parso che il livello della discussione si sia svolto su due piani distinti. Piani che i due conduttori non hanno saputo distinguere, conciliare, riordinare.

Da una parte la Di Marzio che ha parlato di leggi dello Stato, della pericolosità di leggi speciali, di allarmi sociali artatamente costruiti dai media su numeri falsi o non verificabili (per altro forniti dalle "sette antisette").

La Di Marzio non ha mai negato l'esistenza di gruppi problematici, di influenze indebite e manipolazioni, ha solo detto che chi delinque va punito e che leggi idonee esistono già, che occorre fare informazione e prevenzione, che bisogna rivolgersi alle famiglie perché è lì che si fa l'educazione ed è lì che tante volte nascono i problemi che spingono le persone verso certi gruppi.

A mio avviso non le è stato consentito di articolare compiutamente questo discorso, mentre la tesi opposta ha goduto di una presentazione lunga 21 minuti. Bonaiuto tendeva continuamente a toglierle la parola, a sovrastarla e a deviare l'attenzione.

L'altro piano della discussione era puramente emotivo: siccome le storie delle tre persone ascoltate in apertura appaiono oggettivamente atroci, allora bisogna brandire il metaforico forcone e partire alla caccia del malvagio manipolatore. Cioè invocare una legge sul "plagio" (a suo tempo già cassata perché ritenuta giuridicamente un obbrobrio). Il ragionamento pro legge è semplice, o meglio semplicistico: non è credibile che persone intelligenti si comportino come ci hanno raccontato, quindi erano state manipolate fino ad annientarne la volontà.

Considerazione personale: ascoltando don Aldo Bonaiuto, mi pareva di sentire un tipico manipolatore di emotività/coscienza, uno di quei manipolatori che fanno la fortuna delle "sette": vocina sottile, apparente bonarietà pretesca (contrapposta a ciò che gli si leggeva in faccia), il premere continuamente il tasto emotivo ("poverino, lui è uno che si dà tanto da fare per aiutare queste povere anime in pena").

Bonaiuto ha anche fatto un'affermazione piuttosto avventata, tipica dell'armamentario persuasivo degli imbonitori: da quando hanno iniziato a chiedere la legge sul plagio, "le associazioni" sarebbero "sotto assedio". L'affermazione è veramente forte, fa pensare a gente chiusa in casa, protetta dalla polizia, che si deve guardare costantemente alle spalle.

"Di che tipo di assedio si tratta?" gli è stato chiesto. Di "calunnie e diffamazioni in Internet", ha risposto Bonaiuto. Ah beh, allora...

Immagino che anche queste mie parole verranno da lui interpretate come parte di quell'"assedio", benché le mie siano semplici opinioni personali e, al più, critiche articolate. Come quelle che ho sempre fatto quando ho parlato di "associazioni antisette".

Sempre in tema di santoni e "affiliazioni pericolose", il prete-pretesco Bonaiuto ha detto che bisogna diffidare dei "mediatori", di chi dice di parlare con la Madonna e di veicolare messaggi divini. Sarebbe questo il fattore chiave che distingue la vera-religione dalla pseudo-religione nociva.

Al che viene da chiedere: Gesù Cristo dove lo mettiamo? E Padre Pio e tutti i santi cattolici? Secondo don Bonaiuto sarebbero tutti esponenti di pseudo-religioni e sette pericolose.

In effetti, i giudei (con l'aiuto dei romani) inchiodarono Gesù alla croce perché rappresentava una "setta" pericolosa per l'ordine costituito. Sia spirituale che politico. Lo stesso trattamento che don Bonaiuto pare voglia riservare - con l'aiuto dello Stato laico e dell'emotività populista alla "Volete libero Gesù o Barabba?" - a quegli indirizzi spirituali diversi dal suo. La sua "Vera Religione" vs le infingarde "Pseudo-Religioni".

A me pare che Bonaiuto, come le "sette", si senta depositario della verità e si arroghi il diritto di distinguere i buoni dai cattivi.

La trasmissione si è conclusa con le interviste in studio a tre persone che sono state presentate come l'emblema stesso della serenità e della pace interiore: due appartenenti al movimento per la Coscienza di Krishna (Hare Krishna) e una appartenente al movimento di Rael. I tre hanno spiegato che cosa fanno, in che cosa credono, ecc. con tanti complimenti dei conduttori e tanti applausi del pubblico.

Però attenzione: Hare Krishna e raeliani sono da sempre accusati dalle "associazioni antisette" di essere tra le "sette" più pericolose al mondo.


Note:

[1] In passato ho avuto modo di discutere con prestigiosi giornalisti italiani di questo presunto allarme. Con mio [all'epoca] vivo stupore mi hanno detto che loro, come addetti a "sentire il polso del paese", questo allarme non lo avvertono. È interessante anche rilevare come parecchie "associazioni antisette" nostrane si stiano dedicando più ad altro che non alle sette: pedofilia, pedopornografia, mobbing, "abusi psicologici" in generale. Viene da pensare che "l'allarme sette" non sia percepibile nemmeno all'interno dei gruppi antisette.

[2] In merito al "Linguaggio della Ragione" contrapposto al "Linguaggio della Pancia/emotività", mi è venuto in mente l'interessantissimo dibattito interno al Cicap su come comunicare mediaticamente l'uso costante della ragione, una volta verificato che l'atteggiamento della vecchia guardia cicappina (es. Roberto Vacca e Steno Ferluga) era risultato inefficace.


18 nov 2011

Intervista di Maurizio Alessandrini, fondatore del FAVIS

Alcune settimane fa ho postato i link all'intervista a Fabio Alessandrini, figlio di Maurizio fondatore della FAVIS, e alcuni estratti delle cose che ha detto durante l'intervista.

Ora ho trovato un'intervista radiofonica (prima parte, seconda parte) a Maurizio, il padre, rilasciata circa una settimana prima della decisione del figlio di parlare pubblicamente per la prima volta.

Ascoltando ciò che dice il padre e le sue accuse, diventa ora più chiaro perché Fabio, nella sua successiva intervista, si è tanto dilungato sugli aspetti della vita sessuale dei genitori, cosa che a me era risultata all'epoca poco comprensibile e mi aveva decisamente infastidita.

Le parole e il pensiero di Maurizio Alessandrini (il padre) sono molto interessanti perché rendono chiare le motivazioni delle associazioni antisette per la reintroduzione del reato di plagio abolito (con giusta ragione) oltre 30 anni fa. Sono parole che mi fanno rabbrividire e mi fanno ulteriormente riflettere su quanto una legge del genere sarebbe liberticida. Non sarebbe una legge a tutela della "mente umana", ma servirebbe a impedire alle persone di credere a ciò che vogliono. Nel caso si impuntassero a volerlo fare verrebbero punite dalle legge e con loro sarebbero puniti i propugnatori di filosofie, dottrine, credenze e pratiche che si discostano dalla "vera religione", qualunque essa sia.

Alessandrini sostiene che è sempre necessario conservare lo spirito critico, anche per il bene della democrazia. Sono del tutto d'accordo. Non si offenderà quindi Alessandrini se uso il pensiero critico per analizzare molto brevemente le sue parole (qui la trascrizione quasi integrale della sua intervista, su cui invito tutti a riflettere utilizzando il loro spirito critico).

A) I numeri: Alessandrini cita uno studio da cui risulterebbe che un milione e mezzo di persone sono coinvolte in sette che distruggono la mente. Si tratterebbe di un "cancro sociale" di cui i politici non si interessano. Alessandrini non cita gli autori dello studio, ma noi sappiamo chi sono (se ne è anche parlato qui).

Il censimento del "circa un milione e mezzo di aderenti" è a cura del CESNUR. Il numero si riferisce agli appartenenti a minoranze religiose (scendere un po' per trovare le tabelle). Tra di essi, 409.000 protestanti, 107.000 buddisti, quasi 200.000 tra cristiani ortodossi o altri non riformati, ebrei, musulmani, tradizioni orientali varie.

A sentire Alessandrini, però, si tratterebbe indistintamente di "sette" che praticano il "menticidio" e perciò seminano "vittime". Che lui difenderebbe.

Il mio senso critico mi porta a temere che il risultato del discorso di Alessandrini sia la generazione di panico morale. Dipinge una realtà di "cancro sociale" che in effetti non esiste, a meno di non voler considerare cancerogeno chi si discosta dalla "vera religione" (cattolica? La sua?).

B) Gli unici esempi italiani che Alessandrini e il giornalista fanno del plagio di cui si macchierebbero indistintamente le minoranze religiose sono Mamma Ebe, un non meglio identificato santone brasiliano, delle ancor meno identificate "sette sataniche" e naturalmente il figlio di Alessandrini, Fabio, che sarebbe stato plagiato, ipnotizzato, usato sessualmente e ridotto a una "regressione infantile" ("peggio di un bambino") dalla sua "santona".

C) Secondo Alessandrini, tutte queste "sette" sarebbero l'incarnazione stessa del Male, cioè di Satana. Tutte le "sette" sarebbero quindi delle "altre forme" di satanismo. Aggiunge poi che "il satanismo è un movimento che è anche a livello mondiale e che gestisce un certo potere." Un potere che "il satanismo" (??) condividerebbe con il sempreverde complotto giudaico/massonico (i giudei non vengono nominati, si parla di "grandissima economia" ma direi che il concetto sottostante non cambia) e con gli ideali del nazismo.

Anche in questo caso, mi pare che l'esito del discorso di Alessandrini sia il panico morale. Paventa infatti complotti occulti e gli spettri di un passato le cui cause lui attribuisce alle credenze esoteriche di Hitler e delle SS, che sarebbero state un "ordine monacale".

Alessandrini mi voglia perdonare, ma fatico a vedere differenze tra i suoi ragionamenti e quelli del CCDU di Scientology contro la psichiatria, considerata una "industria di morte", o alla generale visione del mondo di L. Ron Hubbard, il fondatore di Scientology.

D) Poi Maurizio Alessandrini passa a spiegare perché lui, "uomo della strada", si è interessato di sette, tanto da diventarne così esperto da essere audito in Senato (ed essere diventato referente della Squadra Anti Sette della Polizia di Stato assieme a Don Aldo Bonaiuto).

Il figlio di 24 anni si unì a un gruppo di preghiera inviso ai genitori e a un certo punto abbandonò la casa materna per trasferirsi nella nuova comunità. A detta del padre, lo fece perché fu "plagiato" e "ipnotizzato" dalla "santona", di cui diventò trastullo sessuale.

Maurizio Alessandrini descrive un rituale di iniziazione a cui fu presumibilmente sottoposto il figlio, che però gli è stato riferito da una ex appartenente. Questo rituale, che presumo sia avvenuto parecchi anni fa, pare abbia totalmente spezzato la volontà del ragazzo, che ancora oggi (devo presumere) resterebbe nel gruppo non di sua vera volontà, ma perché manipolato - anche a livello endocrino.

Una umile studentessa di antropologia quale io sono, che ha dato soltanto tre esami quindi è agli inizi-inizi, non può esimersi dal pensare alla grande quantità e varietà di riti iniziatici e di passaggio che si compiono in ogni società, dove il rito sancisce proprio il passaggio, la trasformazione da uno stato precedente a uno successivo. Se dovessimo sanzionare tutti i riti iniziatici e di passaggio perché sintomatici di "menticidio" credo che dovremmo mettere in galera i quattro quinti della popolazione mondiale, o forse più. A iniziare dal battesimo e dalla cresima cattolici.

Non posso nemmeno esimermi dal pensare, utilizzando proprio quello spirito critico a cui si appella Alessandrini, alle figure dei santi tanto cari ai cattolici, che raggiungevano l'estasi proprio tramite il digiuno e la flagellazione del corpo, la negazione dei suoi bisogni (sonno, cibo, sessualità). Non posso non pensare a chi indossa quotidianamente il cilicio o ai Flagellanti (le loro processioni sono note), a chi sceglie la vita di clausura - scandita dalle preghiere a notte fonda. Con buona pace del giusto riposo.

E non posso non pensare a Gesù Cristo stesso, ai suoi 40 giorni di digiuno e contemplazione nel deserto. Secondo i cattolici, il Cristo e i santi dovrebbero esserci da esempio, ma quando poi la gente comincia a farlo sul serio... allora secondo alcuni è "plagiata".

Penso a che cosa sarebbe successo se all'epoca di Gesù fosse esistita una legge sul "plagio" (magari in fondo esisteva... visto che fu inchiodato a una croce perché considerato sovversivo dell'ordine costituito... come i "plagiati" odierni), o se fosse esistita all'epoca di San Francesco, che pure devolvette tutte le sue ricchezze ed era convinto di dialogare con gli animali... San Francesco è, appunto, un santo molto caro. Ma oggi verrebbe considerato un plagiato, un ipnotizzato, un fuori di testa. Magari l'accusatore principale sarebbe il padre.

Tornando a Maurizio Alessandrini, mi pare che tutto il suo discorso faccia leva sull'emotività, sulla paura... che sia un discorso che tende a colpire la parte irrazionale di noi e quindi sia un discorso persuasivo... cioè manipolativo.

A ben pensarci (utilizzando lo spirito critico), si direbbe che anche Alessandrini pare essersi auto-investito di una "missione salvifica universale" e voglia portare avanti il suo discorso "manipolando le menti" di chi lo ascolta. Per "manipolare la mente", e un esperto del calibro di Alessandrini - audito in Senato - deve saperlo, bisogna necessariamente passare dal cuore. Ed è ciò che lui fa in tutta la sua intervista, ben coadiuvato dal giornalista che lo sta intervistando. Alessandrini parla "col cuore in mano"... fa leva sulle paure ancestrali (Satana, il "diverso", il male incarnato dal nazismo) e sulla famiglia. Non cita un solo elemento razionale, obiettivo, scientifico. E, quando prova a farlo (i numeri del punto A) non fornisce elementi di riscontro ma anzi, stravolge il senso di un censimento che in realtà dice tutt'altro.

All'inizio dell'intervista, Alessandrini dice che la manipolazione mentale sarebbe "lo strumento per entrare nell'individuo, per portare l'individuo a credere all'incredibile e accettare l'inaccettabile per chi è al di fuori di quelle situazioni". A ben pensarci, mi pare che anche lui stia cercando di farci credere all'incredibile e ad accettare l'inacettabile, cioè che esistano tecniche e pratiche capaci di annullare totalmente la nostra volontà. Ma la scienza, quella razionalità critica che dovremmo seguire, non ha mai trovato evidenze che ciò sia possibile. Come non le ha trovate dei poteri taumaturgici di certi carismatici, o dei poteri "malefici" di diavoli e affini.

Esistono sicuramente persone fragili, persone più influenzabili di altre, ma già la legge prevede strumenti idonei alla loro tutela.

La "manipolazione mentale" sicuramente esiste, nel senso che tutti i gruppi sociali la praticano, perché tutti i gruppi sociali socializzano, "addestrano", "programmano" al proprio pensiero, ai propri usi e costumi. Anche le associazioni antisette.

Il problema sorge quando si devono porre dei paletti. A chi spetta il compito? Su quali basi?

12 nov 2011

I gruppi anti-sette e l'intervista di Fabio Alessandrini

Nel post precedente ho pubblicato i link dell'intervista a Fabio Alessandrini (e stralci della stessa) il quale per la prima volta dopo 11 anni di accuse del padre Maurizio aveva deciso di far sentire la sua versione dei fatti. (Qui la trascrizione dell'intervista di Maurizio Alessandrini)

Nel mio intervento si evince chiaramente (l'ho pure scritto) che non acquistavo a scatola chiusa le affermazioni di Fabio sul suo passato e la sua famiglia, ma solo che ritenevo giusto ascoltare anche l'altra campana. Dopo aver ascoltato per un decennio Maurizio Alessandrini (che è referente della Squadra Anti Sette della Polizia di Stato, è stato sentito in qualità di "esperto di sette" e "problematiche della manipolazione mentale" dalla Commissione Giustizia del Senato in tema di DDL 569 - reintroduzione reato di "plagio", ha collaborato con Occulto Italia di Pitrelli e Del Vecchio; infine la FAVIS è federata FECRIS), valeva senz'altro la pena ascoltare anche il figlio.

Oserei dire che sarebbe imperativo che la Commissione Giustizia ascoltasse anche Fabio Alessandrini, visto che il padre lo ha reso emblema di quella manipolazione mentale per cui auspica una legge fortemente punitiva.

A distanza di un mesetto dall'intervista di Fabio, vorrei ora commentare la reazione su Internet del mondo antisette, quello che dovrebbe combattere il settarismo - cioè la chiusura a visioni diverse dalla propria. Sono riuscita a trovare due reazioni, ma se ne esistono altre per favore segnalatemele.

La prima è una serie di post del 16 ottobre 2011 di Maria Pia Gardini su EXSCN, intitolata "OT;LA CATTIVERIA UMANA NON HA LIMITE"

Maria Pia Gardini, attiva e visibile esponente ARIS (federata FECRIS), mi taccia di "cattiveria indicibile" per aver dato visibilità all'altra campana. L'intervista a Fabio Alessandrini sarebbe una "fogna". Il suo post merita di essere letto, se non altro perché pare scritto da OSA, il temibile Ufficio Affari Speciali di Scientology, quando si occupa di un ex divenuto critico.

Alcune affermazioni interessanti appaiono nel terzo post della serie, sempre a firma Gardini, secondo cui "un ricercatore, un osservatore o uno studioso equilibrato e intellettualmente onesto, non conoscendo la realtà umana e intellettuale E PROCESSUALE legata a questo caso, si sarebbe dovuto limitare eventualmente a riportare questa testimonianza senza commenti personali di sorta."

Con questa frase Gardini afferma implicitamente che lei stessa, così come tutto il mondo antisette a cui appartiene, non rientra nella categoria dei "ricercatori, osservatori o studiosi equilibrati e intellettualmente onesti" giacché è difficile non considerare la parola "fogna" un commento personale.

La realtà è che ricercatori, osservatori e studiosi sono legittimati a dare giudizi e a trarre conclusioni, purché tengano separati i fatti (e nel caso dell'intervista a Fabio Alessandrini il "fatto" sono le sue stesse affermazioni, vere o false che siano) dalle opinioni personali.

Poiché Fabio Alessandrini parla della sua vita in famiglia e non della sua vita nel gruppo, conoscere le vicende processuali della sua "santona" è irrilevante in questa sede.

Gardini dice poi che (maiuscolo in originale): "STRANAMENTE ALL'INDOMANI DELLA PARTECIPAZIONE DEL PADRE PRESIDENTE DELLA FAVIS, ALL'AUDIZIONE DEL 28 SETTEMBRE SCORSO, SU INVITO DELLA COMMISSIONE GIUSTIZUA DEL SENATO, AI FINI DELL'INDAGINE CONOSCITIVA SUL FENOMENO DELLA MANIPOLAZIONE MENTALE DEI SOGGETTI DEBOLI CON PARTICOLARE RIFERIMENTO ALLE COSIDETTE "SETTE" CON RIFERIMENTO AL DDL 569. "

Perché "stranamente"? Come mi faceva notare un osservatore di EXSCN e di free.it.religioni.scientology, non c'è nulla di strano che Fabio abbia deciso di parlare "all'indomani ecc.", anche considerata la lunga intervista del padre di una settimana prima che lo riguardava direttamente.

Sono 11 anni che Maurizio Alessandrini/FAVIS porta la sua esperienza (padre di un figlio "plagiato") come simbolo stesso dell'esistenza del plagio, tanto da andare in Senato a perorare la sua causa. Che cosa c'è di strano che il "plagiato per eccellenza" decida di averne avuto abbastanza, visto che una legge del genere lo riguarderebbe in prima persona? Credo che a questo punto la Commissione dovrebbe sentire anche Fabio Alessandrini.

La seconda "reazione antisette" proviene dal forum CeSAP (associazione federata FECRIS assieme a ARIS e a FAVIS) e a intervenire è la stessa presidente Lorita Tinelli. Il 18 ott. un utente dà il link all'intervista a Fabio pregando di visionarla per farsi un'idea più completa della situazione.

La replica della presidente del CeSAP, che elimina i link all'intervista, si commenta da sola e anch'essa ricorda molto ciò che si legge quotidianamente su blog come Etica e Verità di Scientology:

Gentile signora/e "verità nascoste" (siamo messi molto male con la fantasia, visto il numero dei blog che nell'ultimo periodo nascono sotto questo nome, sempre col desiderio di voler far emergere qualcosa di così profondamente nascosto che è così nascosto da doverselo inventare), conosciamo molto bene la storia che riguarda Fabio, anche dal punto di vista documentale e giuridico. Non ci prestiamo quindi alla divulgazione di notizie false e intenti diffamatori. Forse sguazzerebbe meglio negli altri ambienti che, in questi giorni, stanno offrendo tanto piacere a chi sa bene come galleggiare nel fango e soprattutto come lanciarlo sugli altri. Se avesse qualcosa di più costruttivo da raccontarci, sarà la/il benvenuta/o, ma informazioni di questo tenore e con questi obiettivi le vada ad offrire altrove dove, evidentemente, la sua comunicativa e la sua morale saranno più apprezzate.

Lorita

Mi pare che in entrambi i casi la reazione "antisette" (Gardini e Tinelli) sia di chiusura totale verso Fabio e la sua versione dei fatti, la quale sarebbe costituita solo da "notizie false e intenti diffamatori". O peggio, sarebbe una "fogna". Da un lato Fabio viene presentato come una vittima di setta che andrebbe aiutato. Dall'altro come um diffamatore che dice solo falsità. Purtroppo è così che funziona il mondo antisette, che a me ricorda molto il mondo delle "sette" - quello che ti ritiene degno di aiuto fino a che chini la testa e obbedisci.

Inoltre in entrambi i casi si fa riferimento al "punto di vista giuridico/PROCESSUALE". Fabio è stato condannato per qualcosa? Mi pare di no.

È invece in corso un procedimento parecchio controverso contro Patrizia Valmaggi, assolta in primo grado dall'accusa di maltrattamenti verso due minori, con una sentenza che fece molto scalpore e si meritò un'interpellanza dell'on. Meduri (uno dei sostenitori del plagio). Il giudice infatti decise che Valmaggi doveva essere assolta e la colpevole era la madre, entrata volontariamente nel gruppo e con patria potestà sulle figlie.

Il reato è andato in prescrizione ma il giudice di appello ha stabilito una provvisionale di 10.000 per ciascuna bambina. Se non capisco male, significa che ora dovrà esserci un giudizio civile per cui non è ancora stata detta la parola fine (e chissà quando lo sarà).

Almeno questo è quanto si evince dai documenti presenti sul sito CeSAP, che però non mi pare citi la condanna in primo e in secondo grado di un'esponente veneta della FAVIS ai danni della Valmaggi.

10 nov 2011

L'intervista a Fabio Alessandrini, figlio dei fondatori FAVIS

Fabio Alessandrini è figlio di Maurizio, fondatore e animatore del FAVIS - Familiari Vittime delle Sette, associazione di Rimini.

La FAVIS è membro permanente della FECRIS - federazione europea dei centri di ricerca sul settarismo - assieme ad altre tre associazioni italiane: ARIS Veneto, ARIS Toscana, CeSAP.

Con le suddette associazioni si batte da anni per la reintroduzione del reato di plagio. Alessandrini è anche stato sentito di recente - in qualità di esperto - in audizione al Senato per il DDL sulla manipolazione mentale. Da molti anni rilascia interviste televisive e a stampa sulla triste vicenda del figlio "plagiato e irretito dalla setta distruttiva". Lui, come padre, ha sentito il dovere di attivarsi per mettere in guardia le altre famiglie dai pericoli che certi gruppi rappresentano per l'unità e la serenità familiare.

Apparentemente di quel figlio si erano perse le tracce. Da parte sua, il ragazzo (ora uomo fatto) non aveva mai rilasciato dichiarazioni sulla campagna del padre contro di lui e il suo gruppo. Dai racconti di Alessandrini-padre, io me l'immaginavo "prigioniero" in qualche cascinale immerso nelle nebbie venete, isolato dal mondo.

Il 6 ottobre scorso, Fabio Alessandrini ha rilasciato a una TV di Rimini la sua prima, lunga intervista sulla vicenda che l'ha visto involontario protagonista. Qui la prima parte, qui la seconda.

Ho trovato molto interessante il suo racconto, se non altro perché ritengo sia sempre indispensabile sentire sempre tutte le campane. Finalmente abbiamo modo di ascoltare il punto di vista di quest'uomo, che il padre da anni definisce "plagiato".

Mi hanno infastidita i racconti di Fabio sulla vita sessuale dei genitori, ma credo che per inquadrare quello che Alessandrini-padre descrive pubblicamente da 11 anni come "un figlio plagiato dalla setta che distrugge le famiglie, tanto che io non vedo più mio figlio da anni e lui ha troncato i rapporti con la sua famiglia", sia necessario capire come quel figlio abbia vissuto la famiglia e le relazioni familiari.

Se ciò che dice Fabio è vero, allora siamo di fronte a un bambino cresciuto in una situazione familiare molto particolare dove da una parte il padre ha brillato per assenza, dall'altra si è distinto per ingerenze nelle scelte del figlio.

Dalle parole di Fabio emerge il ritratto di un ambiente familiare destabilizzante per chiunque. Fabio viveva il padre Maurizio come uno "zio lontano" che si faceva vedere ogni tanto. I punti di riferimento affettivi di Fabio erano la madre e la sua compagna convivente. Non c'è da stupirsi se poi, una volta trovata un'alternativa a quel modo di vivere, vedere, strutturare il mondo e i rapporti interpersonali, Fabio abbia abbracciata al volo quell'alternativa.

Fabio racconta che alla sua entrata nel gruppo (di cui non dice nulla) il padre, la madre e la di lei compagna cominciarono a dirgli che era un "plagiato", ovvero un incapace totale.

Sono accuse che non aiutano a capire il suo disagio interiore e che sicuramente farebbero allontanare qualsiasi persona se le senta fare ripetutamente.

I genitori e la compagna della madre fondarono addirittura una "associazione antisette" e lo hanno preso a emblema del "male che le sette fanno alla famiglia". Non solo: Fabio dice che il comportamento dei suoi parenti gli ha fatto terra bruciata nella sua comunità di riferimento (Rimini), tanto che alla fine si è trasferito.

Sicuramente non prendo le sue parole per oro colato, ma se anche solo la metà di quello che dice è vero (e non ho motivo di ritenere che non lo sia), ce n'è già più che a sufficienza per farsi qualche domanda e inquadrare meglio la vicenda.

Vicenda che, ripeto, Alessandrini padre - con la sua FAVIS e il suo attivismo - ha voluto far diventare il simbolo della "pericolosità delle sette" e l'emblema stesso della necessità di una legge sul plagio.

Questa intervista mi pare anche un assaggio di ciò che potrebbe accadere se fosse approvata la legge sulla manipolazione mentale che FAVIS, ARIS e CeSAP reclamano a gran voce. Panni sporchi lavati in pubblico, il verdetto lasciato nelle mani degli psichiatri, ma soprattutto famiglie definitivamente distrutte.

Non dimentichiamo che la stragrande maggioranza delle persone che entrano in un gruppo che noi definiamo "settario" ne escono autonomamente nel giro di alcuni anni. L'uscita diviene meno percorribile se l'alternativa al gruppo sono familiari che si lasciano convincere da qualche "associazione antisette" che i parenti sono dei "plagiati" e vanno a sollevare polvere sui media, piuttosto che affidarsi a esperti di mediazione familiare.

Prelogica, logica classica, credenze e plagio

Tra maggio e giugno 2011, sul newsgroup free.it.religioni.scientology si è tenuta un’interessante discussione sugli effetti psicologici a lungo termine, derivanti dall’affiliazione a gruppi denominati “ad alte pretese” (si veda il thread: Erni: stato del mio problema).

Durante la discussione un utente diede i link a due blog collegati a Scientology, con questo commento:
"Se qualcuno ha dei dubbi su come tale setta può ridurre la capacità analitica e critica di una persona non ha che da valutare i molteplici esempi concreti forniti dai suoi aderenti"
Prima di dare per scontato che sia “tale setta” a produrre effetti riduttivi delle capacità logiche dell'affiliato, è però necessario considerare anche le caratteristiche personologiche pre-esistenti all’affiliazione.

Se è vero che la frequentazione di certi gruppi e l’interiorizzazione di certe credenze dà effetti che possono perdurare a lungo, anche dopo l'allontanamento dal gruppo (quelli lamentati da Erni), è altrettanto vero che alcune persone vengono attratte da certe dottrine perché già abituate a ragionare in un certo modo e perciò predisposte ad accettare certe credenze. Per esempio, gli esperti incaricati dal giudice istruttore Mulliri di periziare alcuni affiliati a Scientology, evidenziarono quanto il “pensiero magicopre-esistente avesse influito sulla scelta di aderire.

Levy-Bruhl la chiamava "mentalità prelogica". Inizialmente la attribuì ai popoli "primitivi", ma in seguito si arrese all'evidenza che quel tipo di mentalità è presente anche tra i "civilizzati". Lo studioso francese sosteneva che non si trattava di irrazionalità, ma di un modo diverso di pensare. Un pensiero basato sulla "legge di partecipazione" e non sul principio aristotelico di non contraddizione e sulla legge di identità, che secondo Levy-Bruhl sono tipiche delle mentalità occidentali.

La dottrina che si è scelto di abbracciare, quindi, non fa che legittimare e confermare una visione del mondo che già appartiene all'individuo (anche se poi la maggioranza non resta a lungo perché capisce che quel gruppo non risponde efficacemente alle aspettative).

Anche la lettura degli innumerevoli newsgroup, forum e blog dedicati alle religioni, alle terapie alternative o alle teorie del complotto, induce a pensare che non sia l'adesione alla "setta" a ridurre le capacità critiche e analitiche dell'affiliato, ma al contrario siano i suoi pre-esistenti schemi logici a fargli accettare i principi e le promesse del gruppo.

Diventa perciò interessante ragionare sul concetto di "legge di partecipazione" vs "logica classica" (che Levy-Bruhl identificava con quella greca). Entrambe ci appartengono, facciamocene una ragione. Il peso di questi due differenti parametri varia per ognuno di noi, in alcune persone una è preponderante sull'altra, una è emotivamente più utile dell'altra, ecc., ma è facile constatare che la "setta" altro non fa che legittimare quello che già ci appartiene: il nostro modo di ragionare e il nostro "essere globale".

Mi interesso di Nuovi Movimenti Religiosi da una quindicina d'anni e ho avuto modo di rapportarmi con decine di ex. Quello che forse non tutti sanno [1] è che non sono pochi quelli che, dopo l'uscita da Scientology, abbracciano sistemi di credenza non meno "prelogici" (rif. Levy-Bruhl) di quello che hanno appena lasciato: gruppi cattolici di frangia, carismatici-indovini e veggenti stigmatizzati, profeti per il cui tramite ci parlano la Madonna o una divinità o gli extraterrestri, contattisti istruiti da intelligenze aliene, channeler posseduti dalle più svariate entità, audaci forme sincretiche, fantasiose terapie alternative, ecc.

Conversando con ex membri di Scientology in merito alle loro attuali credenze (e quelle pre-Scientology), è facile constatare come spesso dimostrino quella "mentalità prelogica" di cui parlava Levy-Bruhl e abbraccino ogni possibile "illogicità" (rif. logica classica). Dalle scie chimiche ai cerchi nel grano, ai vari "dibellismi". Diventa quindi doveroso porsi qualche domanda sulla "truffa di Scientology".

Interessante in tale senso è il caso di un ex di Scientology, gruppo a cui aveva aderito a fasi alterne per una ventina d'anni, facendo dentro e fuori e lasciandoci diverse migliaia di euro (che ora rivoleva indietro). Questo ex affiliato, ora ferocemente critico verso il gruppo che accusava di ogni sorta di nefandezza, un giorno mi disse che l'autorità carismatica (maestra? Guru?) suo attuale punto di riferimento, dà (cioè promette) le "stesse cose che ti dà Scientology" (il ricordo delle vite precedenti, la spiegazione di comportamenti inconsci, "proprietà magiche" di "riti" o "pozioni" [2], ecc.), solo che - testuali parole - "le paghi molto meno, magari 200 euro dove Scientology te ne chiede mille". Sua conclusione: "vale la pena, no?"

È ovvio che ne vale la pena, se è la magia ciò che si sta cercando. Diventa però evidente che non siamo di fronte a una "certa setta" in grado di "ridurre la capacità analitica e critica di una persona" (per usare le parole dell’utente sopra citato).

A questo punto il problema non verte più solo sulle capacità critiche/analitiche individuali. Entrano in gioco questioni ben più prosaiche, come ad esempio i soldi. Nell'esempio appena citato, scopriamo che le veementi critiche di truffa, plagio, ecc. rivolte all'ex gruppo di appartenenza, sono dovute al risentimento per gli alti costi (in denaro e energie) sostenuti per "promesse magiche" che altrove sono disponibili a prezzi/costi inferiori e non al supposto plagio, ecc.

Si tratta del "mercato dello spirituale", come l'ha brillantemente definito Introvigne, dove l'accusa di "plagio" diventa un alibi. Tra l'altro si tratta di una alibi che - attribuendo ad altri la facoltà "magica" di spogliare l'individuo della sua volontà e delle sue capacità critiche - fa nuovamente ricorso al "pensiero magico". E risulterà vano ricordare a questi "plagiati" che la scienza (frutto del pensiero critico e analitico) non trova riscontri oggettivi che tale capacità esista.

Il paradosso è che per giustificare la loro personale avventatezza e "prelogicità", queste persone invocano una legge sulla "manipolazione mentale" (nuova denominazione del vecchio plagio), che come tale riguarda la libertà di pensiero di tutti i cittadini.

Sarebbe una soluzione inaccettabile. È innegabile che certi gruppi adottano forme manipolative molto forti, che certe persone sono più fragili di altre, ecc., ma per l'avventatezza e per il desiderio di "proprietà magiche" (o l'incapacità intesa in senso legale) di pochi non devono pagare tutti. Le leggi per tutelare certe forme di violenza psicologica, di condizionamento indebito, di circonvenzione di incapace e di truffa esistono già, basta farvi ricorso. O certuni pensano forse che sia più facile dimostrare un plagio (scientificamente inesistente) di una circonvenzione di incapace?


Note:

[1] Tra gli altri, certi giornalisti scandalistici, che si limitano a porre quelle poche domande utili a confermare le proprie tesi/pregiudizi, per scrivere poi articoli allarmistici fatti apposta per solleticare la curiosità pruriginosa del lettore, notoriamente risvegliata dalle famose "quattro esse": sesso, sangue, soldi, salute. Le cronache recenti ce lo confermano, con tanto di onnipresenti "esperti", come la bionda e plastificata criminologa televisiva, che si ripete come un disco rotto per dire tutto e il contrario di tutto.

[2] Proprietà magiche, riti e pozioni: sto applicando le categorie delle scienze sociali dove per proprietà magiche si intende il tentativo di agire sul mondo naturale e modificarlo a proprio piacimento attraverso riti, rituali, parole speciali, incantesimi, contatti con la divinità di riferimento, ecc. I riti sono le azioni compiute per entrare in contatto con questa alterità sovrannaturale (es. l'auditing di Scientology che metterebbe in contatto con il "vero io", cioè "il thetan che tu sei"), le pozioni sono quei preparati a cui vengono attribuite proprietà speciali, si tratti del “cal-mag” scientologico o di acque/preparati dotati di coscienza.