16 dic 2012

“Utili idioti e libertarismo di facciata”, replica a un articolo del Dott. Luigi Corvaglia


A fine novembre 2012, alcuni siti/blog “antisette” hanno ampiamente pubblicizzato (si veda per esempio qui, qui, qui) un articolo intitolato Utili idioti e libertarismo di facciata del Dott. Luigi Corvaglia (psicologo, psicoterapeuta, Collaboratore della cattedra di Criminologia e Psichiatria dell'Università del Salento, Dirigente Psicologo DDP ASL BA).

Il Dott. Corvaglia è vicepresidente del CeSAP (Centro Studi Abusi Psicologici di Noci), «nell'ambito del quale dirige particolare attenzione alle tecniche di manipolazione delle coscienze nei gruppi coercitivi.[1]» È anche membro del suo comitato scientifico ed è uno degli esperti da contattare.

L’articolo di Corvaglia è interessante. Se non altro perché è scritto in modo tanto contorto da doverlo leggere più volte e perché, anche così, non si capisce ancora bene di che cosa e di chi stia parlando. O meglio: si capisce che ce l’ha con chi stigmatizzerebbe «qualcuno come la “setta degli anti-sette”». Poiché anche io, assieme a Mario Aletti e a Raffaella Di Marzio della Società italiana di Psicologia della Religione, sono tra chi ha usato la definizione “sette degli antisette”, mi sento tirata in ballo: anche io tra gli “utili idioti” paventati dall’autore?

Certa che il lettore ignaro e distratto faticherà a identificare il palcoscenico e gli attori di cui parla in modo vago Corvaglia, cercherò di contestualizzare il suo articolo.

Il 5 novembre 2012 gli On. radicali Perduca e Poretti hanno presentato una interrogazione parlamentare sull’operato della Squadra Antisette della Polizia di Stato e sui suoi referenti privilegiati, Don Bonaiuto ("Telefono Antisette occulte") e un forum di associazioni a cui appartiene anche il CeSAP. Il 14 novembre, Camillo Maffia di Agenzia Radicale ha commentato l’interrogazione in un lungo articolo che ha ricevuto ben tre repliche del forum: una il 17 novembre, una il 23 novembre e un’ulteriore precisazione a sola firma FAVIS del 26 novembre. Lo scritto del vicepresidente Corvaglia è del 24 novembre e si direbbe un’ulteriore replica indiretta ai libertari Maffia, Perduca e Poretti.

Il dirigente CeSAP annuncia una “notizia grave”: «Pare che la nostra cultura liberale e democratica sia a rischio.» Secondo alcuni, sono in pericolo «le stesse fondamenta della democrazia, cioè la libertà di pensiero e di culto.» A manifestare questa preoccupazione, ci dice Corvaglia, sono «gruppi di varia spiritualità e di terapie alternative [che] i loro maligni avversari non esitano a definire “sette”». Ad essi si affiancano dei «difensori dei diritti civili... volenterosi difensori di ... laicità pret-à-porter», una «scorta di difensori e qualche cavalier servente» rappresentati da «degnissime associazioni e partiti... sinceri libertari», i quali però corrono «in difesa di culti che potrebbero essere illiberali e nocivi.»

Corvaglia ritiene che sia in atto una «opera di strumentalizzazione» che «può avvenire solo grazie a un misto di fumo ideologico e totale ignoranza dei fatti.» Ignoranza di cosa?, ci chiede. «Di una quantità di cose che tende all’infinito.» Le più salienti sono, a suo avviso, le categorie delineate a suo tempo dallo studioso Massimo Introvigne, tra cui quelle di “movimenti contro le sette” e “movimenti anti-sette”. I primi, costituiti prevalentemente da cristiani, contestano le “sette” su base teologica e si concentrano sui creeds, le credenze. Tutte le credenze estranee o contrastanti con il Cristianesimo sarebbero nocive.

I “movimenti anti-sette”, costituiti prevalentemente da laici, sostengono invece di rispettare ogni tipo di credenza e di concentrarsi unicamente sui deeds (comportamenti), evidenziando quelli che a loro dire sarebbero dannosi e socialmente nocivi, quando non apertamente criminali. Perciò, se si parla di “antisette” si parla di rispetto della credenza e di focus sui soli comportamenti.

Il vicepresidente del CeSAP pare interpretare questa categorizzazione come una distinzione tra presunti  cattivi (i "contro le sette" che non rispettano l'altrui credenza) e presunti buoni (gli "antisette"), preoccupati unicamente del "bene comune".

A «causa [di] fumo ideologico e ignoranza », secondo Corvaglia:
abbiamo ora la ventura di assistere ad uno spettacolo realmente insano, quello di sinceri libertari che, non solo corrono in difesa di culti che potrebbero essere illiberali e nocivi, ma lo fanno schierandosi accanto ai fautori più noti dei movimenti confessionali “contro le sette”. Questi studiosi cristiani che, per loro ammissione stabiliscono cosa sia una setta o meno su basi esclusivamente teologica, sono, infatti, anch’essi balzati sul carro laicista e libertario per difendere i gruppi di spiritualità dall’attacco dei biechi “anti sette”. Promiscuità culturale, confusione mentale, contorsione logica. Anche questo sembrano ignorare i nostri templari della laicità. E’ chiaro che per arrivare ad esser spettatori di una simile mostruosa chimera sia necessario l’accecante fumo ideologico e che, per alzare tale fumo, la questione debba essere posta nei termini di una minaccia alla libertà di culto e di espressione che i movimenti “anti sette” non intendono minimamente mettere in discussione. Un vero specchietto per le allodole. Si potrà poi discutere sul concetto di “nocività sociale” o sulla scientificità di quello di “manipolazione mentale” (a cui i gruppi “contro le sette” negano dignità di esistenza) ma non si può ignorare che esistono anche gruppi coercitivi, congreghe che commettono reati e sfruttano i loro adepti, per cui non si può pregiudizialmente bollare come attacchi alla libertà religiosa ogni censura. Se ne dovrebbe essere consapevoli, ma, lo abbiamo detto, questa è una storia in cui ignoranza e inconsapevolezza giocano un ruolo centrale. [Neretto aggiunto]
Interessante. Ma credo sia meglio abbandonare la vaghezza e osservare la realtà. In Italia esistono innumerevoli “associazioni anti-sette” (ne ho contate una quindicina sotto le più diverse denominazioni), alcune delle quali (CeSAP, FAVIS, ARIS) si sono costituite in un “forum antisette”. L’analisi delle loro attività, dei loro siti web [2] e delle dichiarazioni del loro portavoce Maurizio Alessandrini [3] mi pare evidenzi una certa dose di quella «promiscuità culturale, confusione mentale, contorsione logica, accecante fumo ideologico» che Corvaglia attribuisce ad altri e non meglio specificati “cavalier serventi” e “utili idioti”.

Infatti, invece che interessarsi unicamente ai deeds dei gruppi che essi definiscono arbitrariamente “sette” (sull’unica scorta dei racconti di ex membri insoddisfatti e parenti preoccupati), tra le “sette distruttive” troviamo una ben nutrita schiera di creeds (credenze): New Age, terapie alternative, olismo, satanismo, occultismo, esoterismo, neopaganesimo, reiki, ecc.

È poi interessante notare come esistano strette interconnessioni operative e ideologiche tra le associazioni del “forum antisette”, il GRIS [4],  e l’Associazione Giovanni XXIII [5], due “movimenti contro le sette”.

Lorita Tinelli, presidente del CeSAP, è stata per anni Consigliere Nazionale GRIS; CeSAP e GRIS organizzarono convegni congiunti e continuano a farlo, anche con la partecipazione dell’ARIS. Il GRIS Rimini pubblicizza le attività CeSAP/FAVIS.

Il portavoce del “forum antisette” Maurizio Alessandrini, presidente FAVIS, è stato relatore alla conferenza “San Michele lotta contro il demonio: le sette” e anche a un convegno del 2011 patrocinato dal GRIS e organizzato dalla Associazione Giovanni XXIII di Don Aldo Bonaiuto; tra i relatori al medesimo convegno, tre rappresentanti del comitato scientifico della FAVIS: Anna Maria Giannini, Aureliano Pacciolla e Adolfo Morganti, quest’ultimo anche Consigliere Nazionale GRIS.

La Prof.ssa Giannini è membro pure del comitato scientifico del CeSAP. È stata docente al Corso di Esorcismo del Pontificio Ateneo Regina Apostolorum (assieme a Pacciolla/FAVIS, Morganti/GRIS/FAVIS, Arlati/GRIS, Ferrari/GRIS, François Dermine/Presidente GRIS, Don Bonaiuto/Giov.XXIII) e relatrice al convegno “Le sette e l’occulto”, ancora assieme a Morganti/FAVIS/GRIS, Dermine/GRIS e a Don Bonaiuto. Naturalmente in tutto questo non c’è nulla di esecrabile. Lo riferisco unicamente per evidenziare l’intrecciarsi continuo delle stesse persone (comitati scientifici, convegni, corsi, audizioni in Commissione Senato, Squadra antisette della Polizia), evidentemente molto vicine alla Chiesa Cattolica e alle sue credenze. Questo intreccio è a mio avviso sintomatico della labilità dei confini tra “l’antisettarismo laicista” e il “contro settarismo teologico” che cita Corvaglia nel suo articolo, e che mi pare si riverberi anche nel modello ideologico/operativo della associazioni costituenti il “forum antisette”.

La voce “News” dell’homepage del sito ARIS Toscana linka una serie di trasmissionicontro le sette” di TV2000, emittente dei vescovi italiani, intitolata Vade Retro. Oltre a inchieste su “Fedi occulte in Versilia e dintorni” e “sette sataniche” (non va dimenticato che satanismo e occultismo rientrano a pieno titolo tra i creeds).

Mi pare evidente che se proprio vogliamo parlare di «fumo ideologico, promiscuità culturale, confusione mentale, contorsione logica... cavalier serventi... ignoranza di una quantità di cose che tende all’infinito», il numero di attori coinvolti si allarga a dismisura. Ben oltre gli interroganti radicali del Parlamento, il giornalista Maffia e chi, come me, ritiene che anche in Italia esistano delle “sette degli antisette”.

Come abbiamo visto, si direbbe che alcune associazioni “antisette” italiane siano preminentemente interessate ai creeds altrui, a cui attribuiscono ideologicamente una serie di deeds tutti da dimostrare, ma dati altrettanto ideologicamente per scontati. E in fondo è di questo che parla il lungo articolo di Maffia: di convinzioni personali e soggettive fatte passare per crimini altrui. Nulla da dire se ci si mantiene nell’ambito della credenza; diverso il caso se si sconfina nei deeds, per esempio con accuse false che portano innocenti a detenzioni e processi ingiusti. Eventi ben documentati dalle cronache giudiziarie ma su cui il vicepresidente del CeSAP glissa.

Nel suo articolo, Corvaglia fa alcune riflessioni interessanti:
Confondere vizi e crimini è cosa che i culti maggioritari tendono a fare, pretendendo talvolta la perseguibilità dei “vizi” – come avviene nelle teocrazie islamiche - ma ignorare i crimini e considerarli alla stregua di vizi, latu sensu, cioè di semplici originalità di comportamento dotate di diritto d’espressione e a cui si debba una difesa pregiudiziale, è un errore mortale proprio per la società democratica e liberale. [neretto aggiunto]
Sono del tutto d’accordo, tanto che io stessa ho ribadito il medesimo concetto, sebbene con parole diverse. Ciò che però non capisco è chi di preciso sarebbero questi «utili idioti e libertari di facciata» che ignorerebbero “i crimini” considerandoli “alla stregua di vizi”. I crimini sono quelli definiti dai codici di legge del proprio paese e da sentenze di tribunale; non dipendono dal personale quanto soggettivo sentire. In quel caso si parla allora di “vizi”, di cui la società liberale e democratica non si deve interessare. Inoltre, i crimini vengono commessi da singoli individui. Addossare a un gruppo intero l’eventuale comportamento criminale di suoi singoli membri crea pregiudizi, criminalizzazioni e soprattutto sofferenze e abusi gratuiti [6]. 
Si potrà poi discutere sul concetto di “nocività sociale” o sulla scientificità di quello di “manipolazione mentale” (a cui i gruppi “contro le sette” negano dignità di esistenza) ma non si può ignorare che esistono anche gruppi coercitivi, congreghe che commettono reati e sfruttano i loro adepti, per cui non si può pregiudizialmente bollare come attacchi alla libertà religiosa ogni censura.
Mi pare che il vicepresidente del CeSAP consideri mero esercizio mentale accessorio la discussione del «concetto di “nocività sociale” o sulla scientificità di quello di “manipolazione mentale”». Si tratta però del punto centrale da sviscerare al fine di «non confondere vizi e crimini».

Ora: essere “setta” non è un crimine; Corvaglia stesso ci ricorda che «una società realmente aperta tollera delle piccole società chiuse al suo interno.» Protestare e chiedere conto dell’esistenza e dell’operato di una “Squadra Antisette” della Polizia di Stato non è certo “ignorare” un qualsivoglia crimine, quanto piuttosto chiedersi e chiedere dove sia il confine tra “crimine” e “vizio”, a maggior ragione se gli informatori/referenti privilegiati di una squadra speciale della polizia non sembrano sempre capaci di distinguere tra immorale, pericoloso e illegale. Le prime due categorie sono del tutto soggettive, la terza invece è oggettivata dai codici di legge, ed è l’unica che ci deve interessare.

Inoltre, le associazioni “antisette” su cui l’On. Perduca interroga il Parlamento si stanno battendo da anni per rendere reato la cosiddetta “manipolazione mentale” [7]:  discutere della sua scientificità non è un esercizio accessorio su cui «si potrà poi discutere». È invece imperativo capire dove finisce il “vizio” e dove comincia il “crimine” prima di fare una legge che riguarda tutti. In caso contrario, reintrodurre il vecchio plagio sarebbe confondere «crimini e vizi... un errore mortale proprio per la società democratica e liberale», un attentato alla libertà di coscienza, di credenza, di associazione. Ciò di cui evidentemente si preoccupano quelli che Corvaglia definisce “utili idioti e libertari di facciata”.

La “manipolazione mentale” è un concetto più vasto del cielo ed è innegabilmente part and parcel di ogni interazione umana [8]:  ogni volta che si cerca di convincere qualcun altro a cambiare idea, che si racconta una bugia, che ci si affida a mezze verità, che si forniscono visioni parziali e relative di qualcosa, che si fa leva sull’emotività, sui sensi di colpa e di inadeguatezza, sulla paura, si sta cercando, più o meno consapevolmente ed efficacemente, di manipolare mentalmente l’altro.

L’opera informativa portata avanti da alcune associazioni “antisette” sulle tecniche di manipolazione e sul loro uso è sicuramente meritoria. Ma proprio perché la manipolazione mentale è utilizzata dall’intera specie umana fin dalla notte dei tempi e non è prerogativa esclusiva dei gruppi religiosi minoritari (“sette”) invisi alla Chiesa Cattolica, volerla rendere un reato mi pare indicativo di confusione tra “crimine e vizi” o, per citare Corvaglia, «fumo ideologico» e «totale ignoranza dei fatti che tende all’infinito».

Note:

1. Suppongo sia in quella veste che Corvaglia ha prodotto una “relazione tecnica su Arkeon” che la presidente del CeSAP Lorita Tinelli ha presentato alla Commissione Giustizia del Senato che sta discutendo di “Disposizioni concernenti il reato di manipolazione mentale, con particolare riferimento al fenomeno delle cosiddette sette”. In seguito il documento è stato tolto dall’elenco di pubblica consultazione, suppongo dopo le severe quanto fondate critiche di un affiliato Arkeon.
La relazione di Corvaglia è però ancora reperibile online: una analisi costruita solo sulle dichiarazioni di alcune parti lese di un processo e dai loro testimoni di parte, senza avere mai scambiato una parola con i praticanti soddisfatti, mai fatto “osservazione partecipante”, ecc. Su questa visione parziale e pregiudizievole, lo psicologo Corvaglia è giunto alla conclusione che Arkeon fosse una “psicosetta” e «un gruppo che esercita una persuasione coercitiva.» La sentenza di primo grado contro 11 maestri del gruppo, però, dirà il contrario.

2. Sito ARIS, sito CeSAP , sito FAVIS. Tutte e tre sono associazioni membre permanenti della FECRIS, la "Fédération Européenne des Centres de Recherche et d'Information sur le Sectarisme" recentemente oggetto di uno studio molto critico pubblicato dalla Technische Universität Dresden sotto l’egida di Human Rights Without Frontiers. Qui alcuni estratti tradotti in italiano.

3. Si veda qui.

4. Gruppo di Ricerca e Informazione Socioreligiosa della Chiesa Cattolica, riconosciuto dalla CEI. Prima della gestione disastrosa del caso Marco Dimitri/Bambini di Satana si chiamava Gruppo di Ricerca e Informazione sulle Sette.

5. L’Associazione Giovanni XXIII di Rimini gestisce, tramite Don Aldo Bonaiuto, il Numero Verde Antisette, di cui si avvale la Squadra Antisette della Polizia di Stato.

6. È significativo constatare come la condotta illecita di fine anni ’90 di un solo, singolo maestro di Arkeon condannato per due episodi di abuso sessuale privato sia diventata “abusi sessuali dell’adepto”, “stupro” e “violenza di gruppo”. Si veda qui.

7. Ho letto due relazioni del Dott. Corvaglia, la già citata "relazione tecnica su Arkeon", una analisi parziale e indiretta di pochissime fonti, tutte pregiudizievoli, per giungere alla conclusione che il gruppo era una una «pericolosa organizzazione che attua la manipolazione mentale al fine di... produrre la loro [dei seguaci] rovina psicologica, fisica ed economica» e quest'altro documento, dove l'analisi di un unico caso di una ragazza affetta da grossi problemi comportamentali che trova sollievo in un gruppo religioso, viene generalizzato fino a sostenere senz'ombra di dubbio che quell'intera comunità pratica la "coercizione psicologica", cioè il plagio. Sono documenti come questi che ci fanno capire come e contro chi verrebbe usata una eventuale legge sulla manipolazione mentale.

8. A questo proposito mi pare interessante citare il libro Tecniche di Controllo Mentale – analisi e contromisure (Aurelia Ed., Asolo, 2004), di Matteo Rampin, psichiatra e psicoterapeuta, studioso di illusionismo, comunicazione persuasiva e psicologia dell’inganno, in cui si parla per esempio dell’arma della metafora, della poesia, dell’arte retorica, di politica, del “fascino della divisa” e di molto, molto altro.

15 dic 2012

Deprogrammazione in Italia


Leggo l'articolo della FAVIS onlus intitolato "Per fare chiarezza su un caso di deprogrammazione in Italia" e mi pare che non si sia fatta molta chiarezza. Si è soltanto affermato che i responsabili di quel sequestro di persona e di quella tentata deprogrammazione furono assolti. Ma la verità processuale racconta solo una parte della storia.

L'articolo di Camillo Maffia di Agenzia Radicale a cui la FAVIS risponde con questa terza replica citava passaggi della recente interrogazione parlamentare di Perduca sull'operato della squadra antisette della polizia e sull'operato/professionalità delle associazioni sue referenti privilegiate. Tra le altre cose, Perduca faceva notare che una delle associazioni che compongono il "forum antisette” è l'ARIS, che non è «esente da polemiche». Il suo fondatore, infatti, era un sostenitore della "deprogrammazione", tanto che si attivò proprio per cercare di “deprogrammare” una ragazza scientologa (1988). Il caso fece scalpore e all'epoca alcuni parlamentari radicali presentarono interrogazioni sull'operato dell'associazione e sulla legittimità di tale pratica.

La FAVIS ci tiene a precisare che i genitori e le altre persone coinvolte nel sequestro e nella tentata deprogrammazione di Alessandra furono totalmente scagionate. Ed è vero. Ma questo non sposta di una virgola il problema retrostante, cioè quello ideologico che porta alcune persone a ritenere che un affiliato a un gruppo che il movimento antisette definisce arbitrariamente "setta", debba essere da lì distolto a tutti i costi, anche a costo di commettere un reato grave come il sequestro di persona in concorso con altri che mantengono la medesima ideologia. Di queste cose ho parlato in più occasioni, per esempio in questo articolo e in quest'altro.

Mi pare che, nel suo tentativo di "fare chiarezza", la FAVIS confermi le preoccupazioni di Perduca del 2012, più o meno le stesse di Mellini e altri nel 1990 e di Staiti nel 1989. Del resto, la convinzione nell'esistenza del plagio va di pari passo con l'idea che in casi estremi si possa/debba ricorrere a rimedi estremi come la deprogrammazione.

Ora cercherò di contestualizzare il caso di Alessandra P., l'unico italiano che per quanto ne so arrivò in tribunale, ma non l'unico tentato in Italia (qui si parla di «7 o 8 giovani Hare Krishna»). Dai documenti in mio possesso non mi è stato possibile capire da quanto tempo la giovane Alessandra fosse un'affiliata a Scientology (suppongo da poco: apprendo da questo articolo che a distanza di quasi 25 anni Alessandra non ha ancora raggiunto il vertice massimo di illuminazione spirituale scientologica). La sua tentata deprogrammazione avvenne nell'aprile 1988 (qui la sua denuncia).

Questo documento ci racconta che i genitori e il fratello a cui era più legata organizzarono una messinscena e la fecero salire in auto con una scusa, poi la portarono dalla Lombardia a un casolare in Toscana dove la giovane si ritrovò ad affrontare il famoso deprogrammatore Ted Patrick, fatto venire appositamente dall'America assieme a una sua collaboratrice. La modalità dell'intervento descritto sembra una via di mezzo tra la deprogrammazione "vecchio stile" come propugnata da Ted Patrick e Rick Ross, e l'"exit counselling" propugnato da Hassan e Margaret Singer, apparentemente ancora caldeggiato dalle associazioni “antisette” nostrane (il link precedente, infatti, rimanda al sito personale di Lorita Tinelli, presidente del CeSAP).

Nella sua denuncia, la ragazza disse che già tre mesi prima del sequestro di persona di cui fu vittima aveva visto circolare in casa sua tale Ennio M., fondatore dell'ARIS. La sua presenza l'aveva inquietata. Va notato che l'attività "deprogrammatoria" inventata da Patrick in USA e importata in Europa dall'inglese Fayers, era nota e particolarmente temuta tra i NMR (cosiddette "sette") nel mirino degli "antisette".

Gli affiliati dell'epoca venivano invitati a "stare in guardia" e immagino fosse per questo che Alessandra si inquietò. Infatti, nella sua denuncia dice: «... dopo qualche giorno pervenni a stabilire che la persona dinanzi detta era certo Sig. Ennio M. di Milano, e ciò posso dire perché lo riconobbi da alcune fotografie

Le parole della ragazza ci fanno capire che la sua famiglia:
  • non condivideva la sua scelta di seguire Scientology; 
  • si rivolse all'ARIS per trovare aiuto/consiglio; 
  • fu "indottrinata" alle teorie plagiarie mantenute dall'ARIS di allora (come da quello odierno); 
  • si persuase che la faccenda era gravissima e non esisteva altra alternativa se non intervenire con la deprogrammazione coercitiva.
Trovatasi "incastrata" in una situazione spiacevole da cui non poteva fuggire, la ragazza decise di fingere di adeguarsi alle richieste, ma alla prima occasione denunciò tutto (e tutti) all'autorità.

Alessandra aveva allora 23 anni (maggiorenne da cinque), lavorava ed era economicamente indipendente da diversi anni ma viveva ancora in famiglia, perciò non era stato esercitato su di lei «L'isolamento del neofita dalla famiglia [che] rappresenta uno degli elementi essenziali per la manipolazione durante l'affiliazione al gruppo», come si legge nella richiesta di archiviazione del procedimento a carico degli implicati nel sequestro.

Nel suo "chiarimento", la FAVIS scrive che: «gli altri imputati nel processo di Brescia, vennero tutti assolti dalle accuse di sequestro di persona, violenza privata e lesioni personali dolose, in seguito a dettagliata perizia psichiatrica

Io ho a disposizione soltanto una parte di quegli atti processuali, ma da quel poco mi sentirei di escludere sia il “processo”, sia la “dettagliata perizia psichiatrica”. Il primo non fu celebrato per “non luogo a procedere” richiesto dal PM e accolto dal GIP. La “dettagliata perizia psichiatrica”, fu in realtà soltanto una consulenza tecnica redatta per conto del PM da M. Di Fiorino (primario psichiatria Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Castiglione delle Stiviere, ecc.) e C. Scarpellini (professore associato di psicologia, Università Cattolica di Brescia).

Il primo analizzò gli scritti dottrinali di L. Ron Hubbard, ritenendo che: «in personalità labili, suggestionabili, le particolari tecniche evidenziate (auditing) possano ulteriormente indebolire le capacità critiche...» le pratiche e le tecniche attuate dalla «Chiesa di Scientology e/o dalla organizzazione denominata Dianetics possono determinare un danno nell'integrità fisica e psichica dei soggetti sottoposti.»

Nulla da rilevare, se non che anche pratiche, tecniche e dottrina cattolica «possono ulteriormente indebolire le capacità critiche in personalità labili e suggestionabili». Ritengo che la serie di trasmissioni Vade Retro di TV 2000 sia illuminante in questo senso. Freud suggerì addirittura che «religione e nevrosi sono prodotti simili della mente umana: la nevrosi, con il suo comportamento compulsivo, è una "religiosità individuale" e la religione, con i suoi rituali ripetitivi, è una "nevrosi universale ossessiva

Il secondo perito basò le sue conclusioni su due sole [1] lettere di Alessandra: una scritta al fratello due anni prima la tentata deprogrammazione. La ragazza, all'epoca ventenne, confidava al fratello (al servizio militare) la sua insoddisfazione lavorativa e sentimentale. Un classico "momento no" come quelli che tutti viviamo, in particolare a 20 anni. La seconda lettera era stata scritta ai genitori dopo la tentata deprogrammazione e, nel rinnovare in modo formale l'affetto per tutta la famiglia, li pregava di LASCIARLA IN PACE.

Da queste sole due lettere il perito concluse che: «per quanto è dato rilevare dall'esame delle lettere, soprattutto all'epoca della prima lettera, la Sig.na Alessandra P. si trovava in una condizione contraddistinta da [insicurezza, delusione affettiva, insoddisfazione lavorativa, ricerca adolescenziale di se stessa] questi dati ci fanno propendere per una personalità di grande labilità e perciò a rischio. [...] Solo un approfondito esame clinico, con l'effettuazione di opportuni test psicodiagnostici, potrebbe - a nostro giudizio - consentire di dare una valutazione tecnica in merito.» [Neretto aggiunto]

Pare che nessuno dei due periti incaricati dal pubblico ministero abbia mai parlato con Alessandra.

Nella richiesta di archiviazione non si fa alcun riferimento a una «dettagliata perizia psichiatrica», ma soltanto all'esito peritale sopra riportato, che dice tutto e niente. E' presumibile che, fedeli all'assunto che le sette plagiano, che Alessandra era in una setta e perciò innegabilmente plagiata e che il plagiato non sa quello che dice, nessuno si preoccupò di interpellarla.

Alessandra era stata vittima di un sequestro di persona, trattenuta contro la sua volontà per quasi una settimana, aveva riportato lesioni fisiche certificate. Era LEI la vittima, ma ci si prodigò a rappresentarla come una incapace. Anche questo atteggiamento è frutto dell'assunto plagiario mantenuto da alcune associazioni che offrono aiuto ai familiari.

Vale la pena leggere le conclusioni della memoria difensiva presentata dal padre di Alessandra. Sono in tutto 186 pagine di analisi dottrinale di Scientology e le conclusioni sono queste. Alessandra viene dipinta come una poveretta, una malata di menteÈ infatti superfluo ricordare che il nostro Ordinamento vieta di infliggere ad altri una malattia del corpo o della mente)... » [sottolineato in originale], una ragazza che avrebbe potuto combinare chissà che cosa senza il tempestivo intervento dei suoi familiari che, con l'aiuto di un deprogrammatore fatto venire dall'America, la tennero prigioniera per quasi una settimana in una località isolata e a lei sconosciuta, grazie anche al supporto e all'aiuto di attivisti dell'ARIS.

Per me non è difficile comprendere i motivi di quei genitori, che agirono sicuramente con le migliori intenzioni. Come agiscono con le migliori intenzioni anche quei fedeli della Chiesa di Scientology che fanno cose per noi assurde, ma che loro radicano razionalmente nella dottrina in cui credono. Ho affrontato l'argomento in questo articolo.

Nel 1988 la pubblica accusa accettò le tesi difensive delle persone coinvolte nel sequestro e nella tentata deprogrammazione di Alessandra. L'assunto era quello del "maggior bene", del fine che giustifica i mezzi.
Erano gli anni in cui le teorie del “lavaggio del cervello” andavano per la maggiore. Ma soprattutto, come scrive il PM nella sua richiesta di archiviazione, giocò un ruolo determinante «l'ordinanza-sentenza [...] con la quale il G.I. di Milano disponeva il rinvio a giudizio per associazione per delinquere ed altro dei principali esponenti nazionali dell'organizzazione scientologica [...]» [Neretto aggiunto].

Se non che, tutto o quasi l'impianto accusatorio del G.I. milanese non resse il vaglio dei giudici di primo grado. Il maxi-processo milanese contro Scientology è ormai storia e la terza corte d'appello confermò la sentenza di primo grado, che aveva assolto gli imputati dal reato principe, quello su cui era stato appoggiato tutto: associazione per delinquere. Che a noi critici piaccia o no, la Chiesa di Scientology è un movimento religioso a cui va riconosciuta tale dignità, non una associazione a delinquere.

Gli anni del tentativo di deprogrammazione di Alessandra vedevano le teorie plagiarie convincere ancora i giudici, non solo in Italia. Ma in USA il vento aveva già cominciato a cambiare. La querelle di Margaret Singer con l'American Psychological Association e la sua "task force" inizia in USA nel 1987, un anno prima del caso di Alessandra in Italia.

Il 1990 vide l'esclusione della Singer dal processo Fishman (Scientology). Nel 1995 iniziò il clamoroso, e alla fine “tombale”, caso Scott VS CAN (la massima associazione "antisette" americana che indirizzava chi le chiedeva aiuto ai deprogrammatori) con tutto quello che ne seguì (qui uno stringato riassunto).

Nel caso di Alessandra, i documenti processuali citano espressamente un tale Dino M.. È chiaro che Dino M. non aveva avuto alcun ruolo nel sequestro della ragazza, ma si recò a Castellina in Chianti per vedere come operava il deprogrammatore Patrick. Dino M. è senz'ombra di dubbio uno dei fondatori e delle prime colonne dell'ARIS Veneto.

Mi chiedo: oggi, 2012, con la mutata percezione – anche dei giudici – di certi fenomeni sociali, come verrebbe giudicato il caso di Alessandra? La seconda domanda che mi faccio è: la FAVIS e le associazioni che compongono il forum di cui è portavoce Maurizio Alessandrini/FAVIS, disconoscono la pratica della deprogrammazione e la sua “filiazione”, il cosiddetto exit counselling?

A me sembra di no. Riportando le parole di 25 anni fa del giudice, la “chiarificazione” data dalla FAVIS sembra giustificare l'intervento coercitivo su Alessandra: «P. Giovanni e le altre persone che con lui hanno collaborato, agirono effettivamente in stato di necessità e/o legittima difesa, al fine di salvaguardare l’integrità psichica e fisica.» Ed è questo che, in ultima analisi, significa sostenere le teoria plagiarie: trovare una giustificazione morale ad atti che, in condizioni/tempi/circostanze diversi sarebbero semplicemente quello che sono: un crimine e un abuso dei diritti umani.

Alessandrini/FAVIS continua a parlare di menticidio e di sette e NMR come di un «cancro sociale». Se è un cancro, allora per la sopravvivenza stessa dell'organismo sociale va estirpato. E, come nel caso del cancro organico, qualsiasi cosa è meglio della morte. Il fine [salvifico] giustifica i mezzi.

Anche l'avvocato del padre di Alessandra che stilò la memoria difensiva (suppongo informato dall'ARIS), conclude il suo corposo scritto con queste parole: «Un amaro sorriso, allora, non possono che destare le accuse di associazione per delinquere [sollevate da Scientology e altri all'ARIS], rivolte da una consimile accolita a quei pochi volonterosi che, con pochi mezzi, poggiando su un terreno reso infido dalle ancora non aggiornate acquisizioni scientifiche osano sfidare, nel nome della salute e della libertà dei loro Cari, questo autentico cancro che la società non ha voluto ancora diagnosticare». [10 gennaio 1990, neretto aggiunto].

Sono parole di 23 anni fa. Quelle che secondo l'avvocato erano le «ancora non aggiornate acquisizioni scientifiche» sono rimaste tali, le teorie plagiarie non hanno trovato riscontro scientifico e le richieste APA del 1987 di portare dati – non aneddoti – a sostegno della teoria del plagio in ambito religioso sono ancora lettera morta. Però la FAVIS si esprime ancora negli stessi termini.

Qualche nota a margine:
  • a quasi 25 anni dalla sua tentata deprogrammazione, Alessandra è ancora una fedele della Chiesa di Scientology. Mi chiedo che cosa sarebbe successo senza l'intervento coercitivo della sua famiglia, consigliata dall'ARIS. In fondo, la stragrande maggioranza di chi aderisce a un gruppo “ad alte pretese” lo lascia autonomamente entro i 10 anni (o meno).
  • Nella sua "chiarificazione", la FAVIS onlus non disconosce affatto la pratica della deprogrammazione nelle sue diverse forme.
  • Fabio Alessandrini, figlio di Maurizio fondatore e presidente FAVIS, portavoce del “forum antisette”, conclude la sua lunga intervista a una TV riminese con queste parole: «In realtà [la FAVIS] [...] non era un'associazione di famiglie, ma una famiglia sola che autoritariamente decideva quello che doveva fare [...] stavano decidendo come creare un rapimento nei miei confronti, volevano assoldare [...] volevano assoldarlo per rapirmi e poi rimettermi nella società utilizzando dei metodi coercitivi [...]» Se vogliamo dargli credito, allora ancora in anni piuttosto recenti Alessandrini/FAVIS avrebbe caldeggiato la deprogrammazione e avrebbe cercato di far deprogrammare suo figlio.
  • Nella sua “chiarificazione”, la FAVIS onlus dice che «la stessa Associazione ARIS Italia fondata dal sig. Ennio M., e disciolta negli anni '90, non ha mai aderito al Forum, costituitosi solo nel gennaio 2010.» [Neretto aggiunto] 
  • Una lettera inviata al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il 27 ottobre 2006, rinvenuta sul sito FAVIS e firmata dal FORUM delle Associazioni e dei Comitati, nella persona del suo “portavoce Maurizio Alessandrini” (FAVIS), elenca tra le associazioni e comitati aderenti anche la «Associazione A.R.I.S. Nazionale Milano Il Presidente - Ennio M.»
  • Alla voce “Festambiente 2011” del sito ARIS Toscana compare una fotografia dello stand “ARIS Italia”. Delle due, l'una. O l'ARIS Italia/Nazionale si è disciolta negli anni '90, o nel 2006/2011 era ancora attiva, partecipava al “forum” e organizzava iniziative pubbliche.
  •  Nel suo post, la FAVIS onlus sostiene che il “forum” a cui si fa riferimento si sarebbe costituito «solo nel gennaio 2010». Mi chiedo allora a che cosa si stesse riferendo Alessandrini nell'aprile 2008, quando presentò il “forum” al convegno internazionale FECRIS di Pisa.
  • Il blog della FAVIS onlus riporta in alto una bella citazione: «Tre grandi passioni, semplici ma irresistibili, hanno governato la mia vita: la sete d’amore, la ricerca della conoscenza e una struggente pietà per le sofferenze dell’umanità». Non viene citato il nome dell'autore, il grande filosofo, logico e matematico Bertrand Russell che sicuramente non fu tenero con il Cristianesimo, vessillo della battaglia ideologica antisette di Maurizio Alessandrini/FAVIS. Famosissima è la raccolta di saggi di Russell intitolata Perché non sono cristiano. Nell'introduzione a cura dell'autore (Saggistica TEA, 2003) si legge: «Io sono fermamente convinto che le religioni, come sono dannose, così sono false. Il danno arrecato da una religione è di due specie: uno dipende dalla natura generica della fede, l'altro dalla natura particolare dei dogmi accettati.» Il che ci riporta a bomba all'interrogazione parlamentare di Perduca, all'articolo di Camillo Maffia e al discorso “religione maggioritaria VS religioni minoritarie” che è il vero nocciolo del contendere.
"Il mondo non ha bisogno di dogmi, ha bisogno di libera ricerca" (B. Russell)


Note:
1. Ho trovato similitudini metodologiche tra la consulenza tecnica stilata a suo tempo da Di Fiorino e Scarpellini e la perizia tecnica su Arkeon redatta dal Dott. Luigi Corvaglia, odierno vicepresidente del CeSAP: ascoltare solo una campana, parecchio parziale, e poi generalizzarla per renderla una verità.

14 dic 2012

Quanto costa e a che serve la Squadra Anti-Sette? Interrogazione radicale

Il 5 novembre 2012 gli On. Perduca e Poretti (radicali eletti nelle liste del PD) hanno presentato una interrogazione parlamentare sull’operato della Squadra Antisette della Polizia di Stato e sui suoi referenti privilegiati, un “forum anti-sette” composto da cinque associazioni (CeSAP, FAVIS, ARIS Toscana, ARIS Veneto, Giù le mani dai Bambini/Verdecchia). Il 14 novembre, Camillo Maffia di Agenzia Radicale ha scritto un lungo articolo in merito a quell’interrogazione ed ha ricevuto ben tre repliche dal “forum antisette”: una il 17 novembre, una il 23 novembre e una ulteriore precisazione a sola firma FAVIS del 26 novembre.

Vorrei ora fare qualche commento sulla replica del 23 novembre.

 Ai punti 4 e 5, il “forum antisette” specifica che:
4. tali associazioni [quelle del Forum] non limitano e/o condannano gruppi di minoranze religiose o autoproclamantesi di culto;
5. tali associazioni non limitano e/o condannano la libertà di credo o di culto altrui. [Neretto aggiunto]
Una rapida consultazione dei siti web di tali organismi mi informa che:

1. ARIS significa "Associazione di ricerca e informazione sulle SETTE". Dal suo sito si evince che ciò che l'associazione considera "sette" altro non sono che delle minoranze religiose. E che quelle minoranze religiose, a dire dell'ARIS, sono generalmente nocive. Tra le "sette" che l'ARIS cita troviamo infatti: Sai Baba, Scientology, Testimoni di Geova, Sahaja Yoga, Soka Gakkai, Rael, Osho, Chiesa dell'Unificazione (Moon), Satanismo, Damanhur, Hare Krishna, New Age (tutto il new age), Mormoni, Missione Cosmica.

Tali minoranze sarebbero nocive perché (banner sinistro del sito):
ATTENTI AI NUOVI CULTI
CONDIZIONAMENTO PROFILO PENALE-TESI
DROGHE USATE NELLE SETTE E NMR [NMR= Nuovo Movimento Religioso]
CHI RISCHIA DI ENTRARE NELLE SETTE
DOMANDE DA RIVOLGERE AD UN RECLUTATORE
COME AIUTARE UN ADEPTO
CONTROLLO MENTALE-PLAGIO [Neretto aggiunto]
2. FAVIS significa "Associazione familiari vittime delle SETTE". L'argomento più dibattuto sul suo sito sono "plagio mentale", "menticidio", droghe usate delle "sette". Le tesi di laurea pubblicate riguardano unicamente il "plagio mentale" e la "manipolazione mentale" a cui "sette" e "nuovi movimenti religiosi" sottoporrebbero i loro "adepti".

3. Maurizio Alessandrini, fondatore e presidente del FAVIS, nel settembre 2011 rilasciò una lunga intervista a Radio Ies, Roma. In quell'occasione disse, tra l'altro, che:
  • quello delle "sette" sarebbe un «cancro sociale» (cioè qualcosa di patologico che la società civile deve distruggere per poter sopravvivere). 
  • Che quel "cancro sociale" riguarderebbe «un milione e mezzo di italiani». Alessandrini non citò la fonte dei suoi numeri, ma da quanto disse non è assurdo ritenere che si riferisse alle ricerche del CESNUR sugli appartenenti italiani a minoranze religiose. Tra di essi, 409.000 protestanti, 107.000 buddisti, quasi 200.000 tra cristiani ortodossi o altri non riformati, ebrei e tradizioni orientali varie.
  • Le "sette", cioè il "cancro sociale", sarebbero «gruppi religiosi, pseudoreligiosi, filosofici, con scopi antropologici, antropofisi (??) soprattutto.» Tutte praticherebbero il "plagio mentale", tanto che Alessandrini (assieme alla presidente CeSAP Lorita Tinelli) è stato audito in qualità di esperto alla Commissione Giustizia del Senato che sta valutando la reintroduzione del reato di plagio, ovverossia della "manipolazione mentale" «con particolare riferimento al fenomeno delle cosiddette "sette"». Disegno di legge indubbiamente voluto dalle "associazioni antisette" quali appunto quelle che aderiscono al "forum delle associazioni" la cui voce è portata dal geometra in pensione Alessandrini.
  • Interessante il riferimento che Alessandrini fece nell’intervista a una conferenza che sarebbe andato a tenere di lì a poco presso il gruppo "San Michele Arcangelo". Il presidente FAVIS rispose al suo intervistatore sostenendo che c'era senz'altro una "simbologia voluta", poiché «San Michele Arcangelo rappresenta per il cristianesimo, lui che è riuscito a sconfiggere il male, chi rappresenta il male secondo la religione cattolica...»
  • Apprendo dalla serie di trasmissioni Vade Retro di TV 2000 (emittente dei vescovi italiani) che secondo la religione cattolica il "male" sarebbe opera dal "diavolo", parola che nel suo etimo greco significa "colui che divide". Va da sé che la "setta" (colei che divide) sarebbe sempre opera del demonio, anche quando non dichiaratamente satanica (qui le puntate 2012 di Vade Retro, molto illuminanti).
4. Anche il sito del CeSAP tratta estensivamente (e quasi esclusivamente) di "sette" e "nuovi movimenti religiosi": basta cliccare alla voce Documenti e Studi per rendersi conto di quali siano gli oggetti del suo interesse: Fra' Elia, Hare Krishna, Scientology, Satanismo, Mormoni, Testimoni di Geova, Raeliani, Chiesa dell'Unificazione (Moon), Bambini di Dio, Neocatecumenali, Anima Universale. Anche la sua pagina dei link è indicativa.

5. CeSAP, FAVIS, ARIS (componenti del "forum antisette") sono TUTTE associazioni membre permanenti della FECRIS, la "Fédération Européenne des Centres de Recherche et d'Information sur le Sectarisme". Basta una scorsa alle relazioni presentate alle sue conferenze internazionali per rendersi conto di che cosa le associazioni federate intendano per "settarismo". Le denominazioni delle diverse associazioni membre nazionali sono parimenti illuminanti: tutte hanno a che fare con sette, culti, nuovi movimenti religiosi, studi religiosi, ecc.

È da poco uscito, edito dalla Technische Universität Dresden sotto l’egida di Human Rights Without Frontiers, un interessante studio intitolato “Freedom of Religion or Belief - Anti-Sect Movements and State Neutrality A Case Study: FECRIS”. In esso vengono trattati episodi di intolleranza, discorsi di odio e affermazioni diffamatorie di rappresentanti della FECRIS, alcuni sanzionati da tribunali di diversi paesi. Si sottolinea poi come nei paesi presi in esame esista una fortissima commistione (anche finanziamenti diretti) tra chiese maggioritarie e associazioni “antisette”, e come queste fungano in pratica da “guardiani della concorrenza” alle fedi mainstream che stanno perdendo fedeli a favore dei Nuovi Movimenti Religiosi (ovvero di quei gruppi denominati “sette”). Qui alcuni estratti del libro tradotti in italiano.

Ora: secondo me è abbastanza discutibile sostenere in due punti diversi, che:
4. tali associazioni [del Forum] non limitano e/o condannano gruppi di minoranze religiose o autoproclamantesi di culto; 
5. tali associazioni non limitano e/o condannano la libertà di credo o di culto altrui.
L'analisi
  • dei siti web delle associazioni costituenti il "Forum" (da notare che due su cinque non hanno siti web e non si sottopongono al pubblico scrutinio...);
  • dell'intervista rilasciata dal suo portavoce Alessandrini; 
  • delle relazioni presentate ai convegni FECRIS nel corso degli anni e delle sue associazioni membre;
  • dei contenuti del libro segnalato;
mi pare ci dica a sufficienza sulla questione: «condanna di minoranze religiose o autoproclamantesi di culto».

Punto 7 della replica del “forum antisette”:
7. ancora inveritiera risulta l’affermazione secondo cui il signor Maurizio Alessandrini sarebbe referente della SAS, -cosa mai dichiarata dal medesimo-, bensì “referente del FORUM presso la SAS”, o in altri termini, portavoce delle associazioni nei contatti con la SAS.
A questa pagina del sito FAVIS trovo un link che rimanda all'iscrizione al registro Provinciale delle associazioni di Volontariato per la promozione e la tutela dei diritti. Al fondo della scheda leggo:
Il proprio Presidente, Maurizio Alessandrini, è referente riguardo al fenomeno settario presso il Ministero dell’Interno - SCO Direzione Anti Crimine - SAS Squadra Anti Sètte - Roma.
Nessun riferimento a "FORUM" o quant'altro. Il 13 dicembre 2012 il sito Libero Credo ha pubblicato questo interessante articolo con documenti che sembrano confermare che a essere «inveritiero» sia il Punto 7 della replica del “forum ansisette”.

Nella sua intervista a Radio Ies, Alessandini disse che la manipolazione mentale «è lo strumento per entrare nell'individuo, per portare l'individuo a credere all'incredibile e accettare l'inaccettabile...»

Signor Alessandrini, portavoce del Forum ecc. Io, e come me molti altri, non sono disposta a «credere all'incredibile e accettare l'inaccettabile». E per cortesia, adesso non manchi di segnalare alla SAS, di cui ora si dice NON referente, o per meglio dire portavoce unicamente di:
associazioni [che] perseguono tra i propri scopi unicamente l’assistenza delle vittime di fenomeni abusanti, (fisici e psicologici), avvenuti nell’alveo di gruppi auto-proclamantesi di culto, anche tramite la segnalazione alle Forze dell’Ordine e l’Autorità Giudiziaria
anche quest'altro «gravissimo fatto» di cui mi sarei macchiata, senz'altro un «fenomeno abusante (fisico o psicologico) avvenuto nell’alveo di gruppi auto-proclamantesi di culto», come già fece circa un anno fa.